Pelo sullo stomaco
Cari amici, non mi piace certo fare la Cassandra o il menagramo, ma a me sembra che nel nostro mondo siano in parecchi a doversi dare una bella e salutare calmata.
Mi riferisco in questo caso ad alcuni operatori del settore (produttori, importatori ed armieri) che dal primo di gennaio sembrano, almeno per quanto ho potuto constatare di persona, aver adottato una politica commerciale alquanto spregiudicata.
Dal primo di gennaio di quest’anno infatti è decaduto il famigerato Catalogo e così, per far cassa in questi tempi di crisi, si propongono agli ignari clienti cose che fino al 31 dicembre erano proibite. E che nessuno, nel frattempo, ha reso legali con una specifica norma.
Lasciatemi spiegare: anche a me piacerebbe andare a caccia di cinghiali con la mia carabina calibro .308 Win. (la avete anche vista sulla copertina di “Armi & Balistica” di un numero precedente), ma quest’arma è stata a suo tempo catalogata sportiva.
Nessuna norma, almeno a quanto mi risulti, permette esplicitamente l’impiego di un’arma sportiva per l’uso venatorio. Il fatto che il catalogo non sia più operante a mio avviso non leva affatto la qualifica di arma sportiva dalla mia carabina. Oltretutto, avendola io denunciata nel 2011, in regime di Catalogo Nazionale imperante, riporta ancora la dicitura “arma sportiva” nel documento vidimato (la “denuncia”, appunto) dalla Questura. E, fino a prova contraria, è la “denuncia”, ovvero il documento vidimato dall’Autorità competente, a definire E GARANTIRE la qualifica di un’arma da fuoco. In caso contrario, chi tutelerebbe il cittadino di fronte all’accusa di detenere “armi da guerra”? Dunque è l’Autorità che ci tutela, cosa che, in un Paese come il nostro, non è affatto poco.
Ora non vorrei deludere quei tanti (a mio avviso troppi) che declamano che le armi sportive non esistono più perché non c’è più il Catalogo Nazionale, ma io (e non sono solo) la vedo diversamente.
Pertanto sconsiglio tutti i cacciatori a dotarsi di armi che a suo tempo siano state dichiarate sportive, poiché fino ad oggi queste rimangono tali e nulla li potrà salvare dalla denuncia di una troppo zelante Guardia Venatoria per “Uso di mezzi illeciti di caccia”.
Spese processuali, noie legali, eventuali sospensioni della licenza sono tutti a carico del cacciatore.
Ne vale la pena? E poi, si è così sicuri di vincere la causa?
Gaetano Alessandro Cipriani
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Aprile 2012 12:12)










