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Intervista esclusiva al candidato alla Presidenza UITS, Pierluigi Borgioni

Pubblichiamo la nostra intervista al candidato Presidente.

1) Lei è un funzionario della Polizia di Stato, dunque alle dipendenze del Ministero dell'Interno. Questo dicastero ha competenza sulla detenzione, porto e trasporto delle armi e, negli anni scorsi, in certe occasioni, ha emanato disposizioni che sono state criticate a ragione per i loro contenuti. Qualora sia eletto alla presidenza della UITS, come si comporterà nel caso di una disposizione che fosse di tenore palesemente restrittivo nei confronti dei cittadini che detengono le armi: difenderà i loro interessi in qualità di Presidente della UITS o accetterà il diktat del Ministero da cui dipende? Si profila un “conflitto di posizione”?

Qualora dovessi essere eletto a Presidente dell’UITS, temo che sarei costretto a collocarmi in aspettativa. Non si tratterebbe di una questione di incompatibilità (la mia Amministrazione mi potrebbe assegnare ad incarichi che nulla hanno a che fare con le armi ed il problema sarebbe risolto!), ma solo una necessità pratica. D’altra parte, ci sono già altri precedenti di miei colleghi, in altre federazioni sportive…
Per realizzare il programma di rinnovamento che ci siamo proposti, occorrerà un grande e costante impegno quotidiano, non conciliabile con il mio attuale lavoro, che mi impegna per almeno 8/10 ore al giorno, tutti i giorni, senza mai sapere cosa farò il giorno seguente.
Detto questo, nel caso fossi eletto alla Presidenza UITS, farei il Presidente UITS, a tempo pieno e nel pieno interesse dell’UITS, del TSN e della tutela di qualunque diritto o necessità derivante dal ruolo: il che, con tutta probabilità, comporterebbe quindi difendere gli interessi dei cittadini che detengono le armi, perché solo così si potrebbero difendere anche gli interessi di tutte le attività sportive legate al tiro. Come chiaramente affermato nelle mie dichiarazioni video, dobbiamo “allargare” la base di utenti/tiratori, non “restringerla”.


Quindi, come Presidente dell’UITS (e non come funzionario della Polizia di Stato), cercherei di far accreditare l’UITS presso i tavoli di discussione del Ministero dell’Interno, della Difesa e dello Sviluppo Economico (perché sono gli unici che ci rappresentano veramente nelle riunioni della Commissione Europea, visto che il Ministero dell’Interno sono anni che non lo fa, e se lo fa, lo fa con un suo Ispettore di Polizia, che ben poco peso può avere in un simile contesto), per portare un autorevole contributo di conoscenza su tutte le problematiche legate alle armi, e tentare di partecipare alle decisioni finali che impattano sui cittadini.
La mia linea non sarebbe certo quella di lanciare anatemi, ma di proporre soluzioni praticabili, che possano conciliare la sicurezza pubblica con i legittimi interessi dei possessori di armi, ricordando sempre che noi siamo al massimo 2 milioni, mentre gli altri 53 milioni sono quelli che delle armi non gliene frega nulla…anzi!

2) Il presidente onorario del Comitato Alternativa TSN-UITS è il dottor Edoardo Mori, stimato giurista in materia di armi che – anche dalle pagine del suo sito www.earmi.it – non è mai stato particolarmente tenero né con la UITS, né con il Ministero dell'Interno, soprattutto per le decisioni di cui si parlava nella prima domanda. Come pensa di conciliare questa situazione apparentemente conflittuale?

Che io e Mori, OGGI, siamo in disaccordo, non è vero. Tutto quello che si sta dicendo è frutto di supposizioni fuori luogo.
Sui metodi da seguire per cercare di ottenere il meglio possibile per il nostro settore, probabilmente io e Mori continueremo ad avere posizioni diverse, ma ciò non preclude il fatto di poter lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune.
Da persone attente e scrupolose quali siamo entrambi, ci siamo semplicemente resi conto che ci sono problemi da risolvere che vanno ben al di là dei nostri personali punti di vista.
La nostra attuale posizione di collaborazione reciproca è chiaramente esplicitata in un comunicato congiunto che chiunque può visionare sul sito www.tsnuitsalternativa.it.
Fin dalla presentazione della mia candidatura alla Presidenza UITS sono stati in molti a polemizzare su decisioni ministeriali (che non ho certo preso io) assunte nel periodo in cui ero Direttore del Catalogo Nazionale delle armi, o comunque su altre disposizioni comunque legate al dettato normativo.
Ma stranamente (oppure ovviamente) in questi giorni i miei detrattori trascurano di dire apertamente che anche io, nel mio piccolo, ho fatto moltissimo per il mondo delle armi, con tante decisioni positive, per le quali tanto mi sono battuto.
A chi ha la memoria corta, vorrei ad esempio ricordare che se oggi uno sportivo può richiedere una licenza per detenere 1.500 cartucce, lo deve solo a me; e che se di cartucce ne può trasportare 600, è solo perché all’epoca il sottoscritto illustrò al Prefetto direttore dell’Ufficio Amministrazione Generale il regolamento della Bianchi Cup, spiegandogli che si trattava di una bellissima disciplina sportiva, che richiedeva di sparare 196 colpi per ciascuna prova e che in Italia c’erano pochissimi campi dove potersi allenare, obbligando gli sportivi a muoversi parecchio – inevitabilmente – con molte munizioni.
Oppure, che se sono riuscito a far catalogare armi border-line come certi M4 o il Fabarm Marthial Ultra Short, è stato solo perché, da segretario della CCCCA (Commissione Consultiva Centrale per il Controllo delle Armi), convinsi i miei autorevoli superiori, che una canna più corta non rappresentava né un ostacolo giuridico alla catalogazione, né un maggiore pericolo per la sicurezza pubblica.
È normale, quindi, che se dovessi assumere la carica di Presidente UITS e spogliarmi della mia uniforme, sarei libero di esprimere il mio pensiero liberamente.
Concludendo, far credere in modo strumentale, oggi, che fra me e il dottor Edoardo Mori ci siano tensioni personali incompatibili con la mia candidatura e il suo ruolo di Presidente Onorario del Comitato che mi supporta, basando tutto su cose accadute anni fa, sinceramente, può far colpo solo su degli sprovveduti creduloni.
Le critiche sollevate in questi giorni appartengono esclusivamente a strategie da campagna elettorale, mirate a rendere poco credibile il nostro programma, che al contrario, è fin troppo credibile e attuabile.

3) Infine, è noto che il legislatore europeo ha presentato una proposta di direttiva sulle armi non solo restrittiva nei confronti delle persone che legittimamente ne detengono, ma soprattutto inutile ai fini del contrasto al terrorismo, che dovrebbe essere invece lo scopo di questa norma. Nel caso diventi Presidente della UITS, si rimetterà al volere del legislatore europeo senza intervenire o intende fare valere la posizione di una federazione i cui iscritti sarebbero fortemente penalizzati da questa proposta di direttiva?

Il problema Commissione Europea è serio e preoccupante. Ne seguo da anni le vicende tramite gli amici di ANPAM, del Comitato 477/91 e del Ministero dell’Interno.
Quando si parla di questo aspetto, bisogna sempre ricordare che i Paesi Europei sono 27 (se la memoria non mi inganna), ma quelli che hanno interesse a tutelare le armi sono sostanzialmente 4, ovvero i Paesi produttori (ci metto Germania, Belgio, Repubblica Ceca ed Italia, perché credo che la produzione di Paesi quali Francia e Spagna sia oggi molto marginale). Questi pochi Paesi, quindi, hanno il difficile compito di tutelare gli interessi della loro industria, contro tutti gli altri che questo interesse non ce l’hanno.
Vorrei che tutti avessero ben chiaro che se la Germania manda a Bruxelles suoi autorevoli dirigenti per tutelare la circolazione di armi della categoria B7: non lo fa perché il suo Governo ama quelle armi e stima i loro possessori, ma sta solo tutelando la sua industria e di conseguenza il suo PIL.
Nessuna Federazione sportiva potrà mai avere voce in capitolo in un così elevato consesso e considero degli ingenui tutti i cari amici che pensano che fondando un comitato in Italia e pubblicando invettive contro la Commissione, se ne possano influenzare le decisioni.
Personalmente ho avuto occasione di partecipare a riunioni internazionali sulle armi e ricordo bene con chi si aveva a che fare: alti funzionari ministeriali di vari Paesi, che si ergevano a massimi esperti dei fenomeni criminosi e paladini della sicurezza del mondo. Di fronte a questo stato di cose, non sarà certo una piccola Federazione sportiva italiana come l’UITS a poter influire sule decisioni finali.
Tuttavia: sì, come Presidente UITS mi adopererei fino in fondo, in stretta collaborazione con ANPAM, per unirmi alla battaglia che loro stanno conducendo da anni, nell’ombra, partecipando alle riunioni della Commissione Europea e registrando l’assoluta mancanza di rappresentatività dei nostri delegati, sollecitando politici ed amministrazioni competenti affinché prendano sul serio il problema ed inviino a Bruxelles delegati preparati e competenti.
Perché questo accada, però, occorre che i vertici delle nostre amministrazioni ed il mondo politico giungano alla consapevolezza che il mercato legale delle armi da fuoco non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale, ma piuttosto rappresenta una importante componente del PIL del Paese.
Un ente come l’UITS potrebbe offrire il proprio contributo per accrescere la sicurezza del Paese riguardo alla circolazione delle armi lecite, facendo così un’azione energica di contrasto sui tanti pregiudizi che oggi ci danneggiano. In questo senso, indirettamente, potrebbe contribuire molto a modificare alcune dinamiche che non ci permettono di essere rappresentati adeguatamente nelle sedi europee.
Rispetto delle molte idee concrete che abbiamo per migliorare l’immagine del nostro sport agli occhi di tutti i cittadini italiani, e quindi anche del nostro Governo, trovate traccia nelle affermazioni generali che faccio nei miei video di presentazione della campagna elettorale. Ma le attività sono molte, e più che parlarne, bisognerebbe realizzarle al più presto. Ma a deciderlo sarà il voto dei Presidenti TSN, il prossimo 22 ottobre, a Roma.

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