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NUMERO 68 - 2017

Parole al vento

«Armi come il fucile a canne mozze (la famigerata "lupara") sono sempre meno usate... Invece, sono sempre più di uso comune le armi corte (soprattutto pistole calibro 38 e 357 magnum) caricate con micidiali proiettili ad espansione». Quando nel 1984, in occasione del primo Convegno sulla disciplina giuridica delle armi, il giudice Giovanni Falcone pronunciò queste parole (poi riprese nel suo libro COSE DI COSA NOSTRA) intendeva, nell'ambito di un'approfondita analisi sulla criminalità, mettere in luce la crescita qualitativa degli strumenti di morte utilizzati dalla mafia. Poche righe dopo il passo citato, Falcone denunciava l'uso a Palermo "di bazooka e di fucili lanciagranate"; a posteriori, la sua analisi sull'escalation degli armamenti della criminalità ci appare ora sinistramente premonitrice, se si considera che per la sua eliminazione la mafia ha messo in atto una vera e propria operazione da commandos.
A venticinque anni dalla strage di Capaci e dall'attentato di Via D'Amelio a Palermo, costato la vita al giudice Paolo Borsellino, pare proprio che il messaggio lanciato in quella lontana occasione – fra l'altro, il Convegno sulla disciplina giuridica delle armi che si teneva ogni anno a Brescia in occasione dell'Exa è finito con la morte della sua guida, il giudice Pier Luigi Vigna – sia caduto nel vuoto.
L'organizzazione statuale italiana non ha mai previsto un ufficio con specifica competenza sulle armi clandestine: il Viminale controlla, legifera, classifica, cataloga e archivia i dati sulle armi legalmente detenute, ovviamente intervenendo nel caso emergano irregolarità o abusi. Un'arma da guerra (per esempio il bazooka citato da Falcone) non rientra nell'attività di routine di questo ministero che, in linea di principio, s'impegna a controllare e a vigilare su tutto ciò che c'è di più facile da sorvegliare, vale a dire le armi legittimamente detenute da persone autorizzate a farlo. Non sarebbe ora – al pari di quanto si fa per esempio con la droga – di occuparsi in modo sistematico delle armi clandestine usate dalla delinquenza con un ufficio ad hoc?

Paolo Tagini

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