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Dai lettori

Portabilità e occultabilità

Egr. sig. Zanti,
Sono munito di porto d’armi per difesa personale in quanto faccio un mestiere particolare, cioè sono addetto alla protezione di una persona facoltosa. La leggo su questa rivista ma ricordo che lei scriveva articoli sulle guardie del corpo su un’altra rivista, intorno all’anno 2000, se non vado errato. La mia domanda riguarda la scelta dell’arma corta da portare con gli abiti borghesi, cioè il giusto compromesso tra la validità dell’arma e la sua occultabilità. Io attualmente utilizzo una Glock 19 e da diversi anni. Non mi lamento perché mi trovo bene, ma secondo lei ci sono altre pistole più consone al mio lavoro? La ringrazio per la risposta. Cordiali saluti,
G.C. (e-mail pervenuta a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Egregio lettore,
Non vedo come io possa darle torto, riguardo la sua personale scelta: la Glock rimane l’arma più consona per quasi tutti i compiti operativi. Se restiamo nel reame del 9 mm x21, poi, la scelta tra il modello 19 e il modello 17 si limita al feeling che l’operatore ha con l’arma e ciò non dipende esclusivamente dalle dimensioni delle mani. Stranamente, infatti, alcuni operatori dotati della classica “manaccia”, non esitano a preferire la 19 alla 17, benché la prima sia leggermente più corta nell’impugnatura. Personalmente preferisco la 17, sebbene io non abbia mani poderose. Il feeling con l’arma non si limita alla facilità con la quale si impugna, perché, chiaramente, l’utilità principale dell’arma è quella di colpire il bersaglio. E riguardo a questo aspetto, il comfort si traduce nella facilità con cui la pistola può essere puntata sul bersaglio, ossia la qualità della pistola nell’essere una “natural pointer”. Ciò significa che le dimensioni (spessore, altezza e inclinazione) dell’impugnatura favoriscono perfettamente l’allineamento di tacca di mira e mirino, quando la pistola è portata sul bersaglio: una naturalezza che arriva immediata e istintiva e che ci sorprende e ci ammalia. Sebbene io ami le Glock da lunga data, devo ammettere che l’unica “natural pointer” mai provata è stata la Steyr M9 A1, una decina di anni or sono. Inutile dire che tante pistole moderne sono orientate al sistema Glock: quasi tutte le case di armi hanno costruito almeno una pistola a sua immagine e somiglianza! Quindi credo fermamente che la Glock sia un ottimo compromesso tra validità e occultabilità, come lei stesso ha scritto. Comunque, più che occultabilità – poiché quasi tutte le pistole moderne di dimensioni medie sono occultabili – parlerei di portabilità, che è qualità affine ma diversa. Si goda la sua Glock e la porti a sparare spesso, in quanto la vita media di una Glock usata bene e spesso si traduce in un esercizio soddisfacente e duraturo.
Cordiali Saluti,
Tony Zanti
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L'Express per il cinghiale

Gent.mo Emanuele Tabasso,
approfitto della sua competenza ed esperienza per chiederle alcuni consigli.
Sono un cacciatore da posta di cinghiali della provincia di Imperia. La nostra zona di caccia è varia: nel bosco alla posta i tiri possono essere abbastanza ravvicinati, dai 20 ai 50 metri, però la cosa cambia quando si caccia ai limiti del bosco dove i tiri possono arrivare anche a 200 metri. Ma qui necessita l'ottica, attrezzo che al momento non possiedo ma intendo successivamente acquistare. (Che ne pensa dell'ottica su Express?) Appassionato di fucili Express, ne possiedo attualmente due: un sovrapposto Zoli in .30-06 e un giustapposto Sabatti in 7x65 R, sprovvisto di estrattori automatici. Vorrei acquistarne un altro sempre giustapposto (questa volta con estrattori automatici) ma sono indeciso sul calibro e la marca. Per quanto riguarda le marche mi sono un po' informato e ho trovato: Merkel, Redolfi, RFM, Sabatti, Baikal, Rizzini, Bernardelli, Fabarm, Blaser, Heim. Preferirei sinceramente un prodotto nazionale di fascia media. Premetto che con il il mio Sabatti mi trovo molto bene (meglio che con lo Zoli), è molto bello, compatto e maneggevole. Purtroppo ancora "vergine" nel senso che non ho ancora avuto la fortuna di provarlo sul selvatico. Per quanto concerne il calibro premetto che non ho un gran fisico e quindi "patisco un po' la botta", dunque escluderei i calibri esasperati, anche perché mi paiono superflui per questo tipo di caccia. Vorrei se possibile qualche parere sull'8x57 JRS, sul .45-70 e lo stesso 7x65 R che possiedo. Il .45-70 mi affascina molto ogni tanto vado in poligono con il mio Sharps Pedersoli a divertirmi, il rinculo lo reggo bene. Sicuramente su un Express con canna e peso molto inferiori sarà più pesante, vero?
La ringrazio anticipatamente sui consigli che potrà darmi concernenti marca, calibro e se serve anche altro è ben accetto.

Cordiali saluti,
Bruno Ginatta

Caro signor Bruno,
mi piace molto la sua lettera da cui traspare lo spirito del cacciatore insieme a quello dell’appassionato di fucili, specie a canna rigata. Purtroppo la mia esperienza in fatto di cinghiali è a livello elementare, qualcosina in più riesco a mettere insieme parlando di fucili e calibri.
Dividerei le due necessità che le si presentano nella bella zona dell’imperiese da lei frequentata: tiri corti nell’ambito dei 50 metri e tiri lunghi fino ai 200 metri. Per i primi ottima la scelta, anche in chiave stilistica, dell’Express soltanto se l’arma che ha per le mani piazza i due colpi vicini (pochi centimetri) alla distanza dei 50 metri: una verifica è sempre opportuna sparando con arma in appoggio prima, e poi ripetendo gli spari a fucile imbracciato per verificare anche le reazioni arma/tiratore con selvatico in movimento. Le due marche che cita sono fra le migliori nella produzione italiana e gli esiti possono dipendere molto dalla scelta della munizione: non sempre un’ottima cartuccia e un ottimo fucile combaciano nel realizzare belle rosate. Anche qui qualche prova variando il munizionamento darà i dovuti chiarimenti.
Sui calibri da Express e da basculanti in genere non sono fautore delle cartucce scanalate, preferendo di gran lunga quelle a collarino che i tedeschi hanno sempre allestito per la specifica finalità: ne beneficia l’estrazione e, quasi in tutti i calibri, la durata delle chiusure grazie alla carica leggermente meno prestante delle sorelle da carabina.
Ottima quindi la scelta del 7x65R con cui può far quasi di tutto: la cartuccia progettata proprio cent’anni fa da Wilhelm Brenneke è sempre sulla cresta dell’onda e la scelta di palle speciali è davvero ampia, finalizzate quasi tutte a una buona balistica esterna, quindi radenza ampiamente adeguata al suo ambito di tiro, e a un’eccellente balistica terminale con notevole precisione ed effetti sul selvatico di ottimo livello. Le cartucce Brenneke, oggi in distribuzione da Bignami, vantano tutta la gamma di proiettili Torpedo (dizione usata dall’ideatore fin dalle origini) con i veterani TIG e TUG a cui si sono via via aggiunti TOG e TAG per esigenze più specifiche anche in ossequio al diktat del senza piombo in vigore in diverse zone. Palle analoghe, con dizione leggermente modificata, sono montate nei caricamenti RWS e Geco mentre anche la nostra Fiocchi propone soluzioni di sicuro affidamento come diverse altre Case di primaria importanza.
Detto delle cartucce parliamo di un altro Express anche se mi corre quasi l’obbligo di suggerire di prender in esame anche una buona carabina che nei tiri lunghi ha qualcosa in più. Ritorniamo agli Express giustapposti, quelli usualmente meno adatti al tiro di precisione alla metratura per lei più lunga: la convergenza delle canne va fissata a una data distanza prima di cui i colpi sono scostati dall’asse centrale poi, superata la distanza in cui coincidono, iniziano a divergere creando un’immaginaria X. Sarebbe opportuno fissare con il costruttore questo dato e verificarlo. I nomi dei costruttori italiani che cita sono validi anche se alcuni hanno maggior dimestichezza di altri con queste produzioni specialistiche; i tedeschi la sanno lunga e ricordo prove molto appaganti presso la Bignami con due Merkel, uno proprio in 7x65R e l’altro in .470 Nitro. In quest’ultimo caso le quotazioni non sono propriamente popolari... ma ci sono validi motivi a supporto.
Calibri: non si faccia problemi rapportando il suo fisico alla botta perché è tutta una questione psicologica. Bisogna convincersi che premuto il grilletto con la dovuta sapienza e maestria il colpo va dove deve andare e quel che succede a posteriori, in senso temporale e locale, non ha più importanza. Vedo di spiegarmi meglio: collimare bene e scattare con giudizio senza pensare minimamente alla botta che si riceverà darà luogo a colpi ben piazzati: vuol mettere la soddisfazione, siano buchi nel cartoncino o un bel cinghiale steso a terra, contro quel poco di fastidio che passa in un momento? Ciò detto sono d’accordo anch’io che il .45-70 Gvt. sia una carica spiacevole specie se si tratta con proiettili da 400-500 grani sparando con i leggeri Springfield Trapdoor dell’ottimo Pedersoli; altra faccenda con i Rolling Block o gli Sharps di ben altro peso e attitudine alla precisione.
Tenga conto inoltre che le doti di balistica esterna dicono come questi proiettili, specie quelli tradizionali a punta piatta, possiedano un coefficiente balistico prossimo a quello dei mattoni... in compenso quando attingono il selvatico mostrano effetti terminali risolutivi.
L’8x57 JRS è ottima cartuccia con cui non farà quasi nulla di più nel fermare il cinghiale, farà qualcosa di meno quanto a radenza ed effetto terminale a lunga distanza.
Per differenziare le cose prenderei in esame un’altra veterana del panorama europeo, la 9,3x74R con qualcosa di meno nel poter di arresto a breve distanza rispetto alla .45-70 Gvt. ma con più soddisfazione su quelle lunghe e con minor protervia nel rinculo, anzi se proprio posso dire con l’esperienza rinnovata un paio di settimane addietro, la si spara con tutta tranquillità. L’amico detto “il Maestro” possiede un ottimo sovrapposto FN/Browning B25 così camerato a cui aveva fatto ricontrollare la convergenza delle canne da Concari di Lecco: un’ottica da 4x è bastata a spegnere istantaneamente un bel daino posto a 240 metri. E con quest’esempio le ho dato il mio parere sulle ottiche anche da porre su un Express: quando la vista cala lo stile e l’aplomb di adoperare un Express solo con tacca e mirino calano anch’essi. Ben venga un qualcosa di valido, variabile con ambito fra 1,5-6x e campana piccola. Ci sarà un po’ meno visibilità alle effemeridi, ma si farà a meno di rendersi ridicoli con quei magnifici cannocchiali pensati per tutt’altro uso.
Estrattori automatici: servono? Poi si deve star attenti ad acchiappare al volo i bossoli o raccattarli per terra, magari al buio. Poi ancora fanno rumore e coi cinghiali se ne fa già troppo quando si è ben silenziosi. A proprio gusto.
Insomma: per giocare con le parole e con i concetti oggi ci si è divertiti. Mi tenga informato, se crede, delle sue prossime mosse a cui partecipo con entusiasmo.
Un cordiale saluto e sempre in bocca al lupo,

Emanuele Tabasso
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L'Express per il cinghiale

Gent.mo Emanuele Tabasso,
ap
profitto della sua competenza ed esperienza per chiederle alcuni consigli.
Sono un cacciatore da posta di cinghiali della provincia di Imperia. La nostra zona di caccia è varia: nel bosco alla posta i tiri possono essere abbastanza ravvicinati, dai 20 ai 50 metri, però la cosa cambia quando si caccia ai limiti del bosco dove i tiri possono arrivare anche a 200 metri. Ma qui necessita l'ottica, attrezzo che al momento non possiedo ma intendo successivamente acquistare. (Che ne pensa dell'ottica su Express?) Appassionato di fucili Express, ne possiedo attualmente due: un sovrapposto Zoli in .30-06 e un giustapposto Sabatti in 7x65 R, sprovvisto di estrattori automatici. Vorrei acquistarne un altro sempre giustapposto (questa volta con estrattori automatici) ma sono indeciso sul calibro e la marca. Per quanto riguarda le marche mi sono un po' informato e ho trovato: Merkel, Redolfi, RFM, Sabatti, Baikal, Rizzini, Bernardelli, Fabarm, Blaser, Heim. Preferirei sinceramente un prodotto nazionale di fascia media. Premetto che con il il mio Sabatti mi trovo molto bene (meglio che con lo Zoli), è molto bello, compatto e maneggevole. Purtroppo ancora "vergine" nel senso che non ho ancora avuto la fortuna di provarlo sul selvatico. Per quanto concerne il calibro premetto che non ho un gran fisico e quindi "patisco un po' la botta", dunque escluderei i calibri esasperati, anche perché mi paiono superflui per questo tipo di caccia. Vorrei se possibile qualche parere sull'8x57 JRS, sul .45-70 e lo stesso 7x65 R che possiedo. Il .45-70 mi affascina molto ogni tanto vado in poligono con il mio Sharps Pedersoli a divertirmi, il rinculo lo reggo bene. Sicuramente su un Express con canna e peso molto inferiori sarà più pesante, vero?
La ringrazio anticipatamente sui consigli che potrà darmi concernenti marca, calibro e se serve anche altro è ben accetto.

Cordiali saluti,

Bruno Ginatta

 

Caro signor Bruno,

mi piace molto la sua lettera da cui traspare lo spirito del cacciatore insieme a quello dell’appassionato di fucili, specie a canna rigata. Purtroppo la mia esperienza in fatto di cinghiali è a livello elementare, qualcosina in più riesco a mettere insieme parlando di fucili e calibri.

Dividerei le due necessità che le si presentano nella bella zona dell’imperiese da lei frequentata: tiri corti nell’ambito dei 50 metri e tiri lunghi fino ai 200 metri. Per i primi ottima la scelta, anche in chiave stilistica, dell’Express soltanto se l’arma che ha per le mani piazza i due colpi vicini (pochi centimetri) alla distanza dei 50 metri: una verifica è sempre opportuna sparando con arma in appoggio prima, e poi ripetendo gli spari a fucile imbracciato per verificare anche le reazioni arma/tiratore con selvatico in movimento. Le due marche che cita sono fra le migliori nella produzione italiana e gli esiti possono dipendere molto dalla scelta della munizione: non sempre un’ottima cartuccia e un ottimo fucile combaciano nel realizzare belle rosate. Anche qui qualche prova variando il munizionamento darà i dovuti chiarimenti.

Sui calibri da Express e da basculanti in genere non sono fautore delle cartucce scanalate, preferendo di gran lunga quelle a collarino che i tedeschi hanno sempre allestito per la specifica finalità: ne beneficia l’estrazione e, quasi in tutti i calibri, la durata delle chiusure grazie alla carica leggermente meno prestante delle sorelle da carabina.

Ottima quindi la scelta del 7x65R con cui può far quasi di tutto: la cartuccia progettata proprio cent’anni fa da Wilhelm Brenneke è sempre sulla cresta dell’onda e la scelta di palle speciali è davvero ampia, finalizzate quasi tutte a una buona balistica esterna, quindi radenza ampiamente adeguata al suo ambito di tiro, e a un’eccellente balistica terminale con notevole precisione ed effetti sul selvatico di ottimo livello. Le cartucce Brenneke, oggi in distribuzione da Bignami, vantano tutta la gamma di proiettili Torpedo (dizione usata dall’ideatore fin dalle origini) con i veterani TIG e TUG a cui si sono via via aggiunti TOG e TAG per esigenze più specifiche anche in ossequio al diktat del senza piombo in vigore in diverse zone. Palle analoghe, con dizione leggermente modificata, sono montate nei caricamenti RWS e Geco mentre anche la nostra Fiocchi propone soluzioni di sicuro affidamento come diverse altre Case di primaria importanza.

Detto delle cartucce parliamo di un altro Express anche se mi corre quasi l’obbligo di suggerire di prender in esame anche una buona carabina che nei tiri lunghi ha qualcosa in più. Ritorniamo agli Express giustapposti, quelli usualmente meno adatti al tiro di precisione alla metratura per lei più lunga: la convergenza delle canne va fissata a una data distanza prima di cui i colpi sono scostati dall’asse centrale poi, superata la distanza in cui coincidono, iniziano a divergere creando un’immaginaria X. Sarebbe opportuno fissare con il costruttore questo dato e verificarlo. I nomi dei costruttori italiani che cita sono validi anche se alcuni hanno maggior dimestichezza di altri con queste produzioni specialistiche; i tedeschi la sanno lunga e ricordo prove molto appaganti presso la Bignami con due Merkel, uno proprio in 7x65R e l’altro in .470 Nitro. In quest’ultimo caso le quotazioni non sono propriamente popolari... ma ci sono validi motivi a supporto.

Calibri: non si faccia problemi rapportando il suo fisico alla botta perché è tutta una questione psicologica. Bisogna convincersi che premuto il grilletto con la dovuta sapienza e maestria il colpo va dove deve andare e quel che succede a posteriori, in senso temporale e locale, non ha più importanza. Vedo di spiegarmi meglio: collimare bene e scattare con giudizio senza pensare minimamente alla botta che si riceverà darà luogo a colpi ben piazzati: vuol mettere la soddisfazione, siano buchi nel cartoncino o un bel cinghiale steso a terra, contro quel poco di fastidio che passa in un momento? Ciò detto sono d’accordo anch’io che il .45-70 Gvt. sia una carica spiacevole specie se si tratta con proiettili da 400-500 grani sparando con i leggeri Springfield Trapdoor dell’ottimo Pedersoli; altra faccenda con i Rolling Block o gli Sharps di ben altro peso e attitudine alla precisione.

Tenga conto inoltre che le doti di balistica esterna dicono come questi proiettili, specie quelli tradizionali a punta piatta, possiedano un coefficiente balistico prossimo a quello dei mattoni... in compenso quando attingono il selvatico mostrano effetti terminali risolutivi.

L’8x57 JRS è ottima cartuccia con cui non farà quasi nulla di più nel fermare il cinghiale, farà qualcosa di meno quanto a radenza ed effetto terminale a lunga distanza.

Per differenziare le cose prenderei in esame un’altra veterana del panorama europeo, la 9,3x74R con qualcosa di meno nel poter di arresto a breve distanza rispetto alla .45-70 Gvt. ma con più soddisfazione su quelle lunghe e con minor protervia nel rinculo, anzi se proprio posso dire con l’esperienza rinnovata un paio di settimane addietro, la si spara con tutta tranquillità. L’amico detto “il Maestro” possiede un ottimo sovrapposto FN/Browning B25 così camerato a cui aveva fatto ricontrollare la convergenza delle canne da Concari di Lecco: un’ottica da 4x è bastata a spegnere istantaneamente un bel daino posto a 240 metri. E con quest’esempio le ho dato il mio parere sulle ottiche anche da porre su un Express: quando la vista cala lo stile e l’aplomb di adoperare un Express solo con tacca e mirino calano anch’essi. Ben venga un qualcosa di valido, variabile con ambito fra 1,5-6x e campana piccola. Ci sarà un po’ meno visibilità alle effemeridi, ma si farà a meno di rendersi ridicoli con quei magnifici cannocchiali pensati per tutt’altro uso.

Estrattori automatici: servono? Poi si deve star attenti ad acchiappare al volo i bossoli o raccattarli per terra, magari al buio. Poi ancora fanno rumore e coi cinghiali se ne fa già troppo quando si è ben silenziosi. A proprio gusto.

Insomma: per giocare con le parole e con i concetti oggi ci si è divertiti. Mi tenga informato, se crede, delle sue prossime mosse a cui partecipo con entusiasmo.

Un cordiale saluto e sempre in bocca al lupo,

Emanuele Tabasso

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Taser legale?

Sono stato più volte vittima di furti e in una occasione sono stato anche malmenato. Gradirei sapere se è consentito in Italia l’uso del Taser per scopi difensivi.
Marco da Biella

Il Taser è un dispositivo fabbricato negli USA e corrisponde in realtà ad un acronimo che deriva da “Thomas A Swifts Eletronic Rifle” ossia “il fucile elettronico di Thomas” che era il protagonista di un noto fumetto di fantascienza. È un congegno che attraverso la proiezione di due dardi a bassa intensità di corrente è in grado di emettere una scarica ad alta tensione che provoca la contrazione della muscolatura corrispondente all’area corporea oggetto del puntamento: non è necessario che il taser sia a contatto con il corpo del potenziale aggressore in quanto è in grado di funzionare anche a una distanza di 10 metri, il che favorisce l’intervento senza rischiare di doversi avvicinare troppo.
Nonostante il Taser possa essere considerato uno strumento di difesa, come dimostrano le esperienze pratiche fatte in Francia, Gran Bretagna e negli USA in alcune operazioni di polizia, in Italia esso rientra nella categoria degli “storditori elettrici” e in quanto tale è considerato un’arma, della quale è vietata la produzione, l’importazione, la detenzione e il porto. Ciò deriva essenzialmente dalla sua elevata potenzialità offensiva che in alcuni casi ha determinato anche la morte dei soggetti colpiti, come dimostrano i casi per arresto cardiocircolatorio avvenuti in Canada nel 2007 e, più recentemente, a Miami nell’agosto 2013. Nel nostro paese, pertanto, l’uso del taser non è ancora consentito né ai privati (perché equiparato a un’arma), né alle forze di polizia, sebbene nel 2014 sia stato approvato un emendamento presentato dal deputato azzurro Gregorio Fontana, all’interno del “decreto stadi” approvato dalle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera che era finalizzato alla sperimentazione ma di cui, però, non vi è più traccia. Allo stato, dunque, chi dovesse essere trovato in possesso di un Taser rischia la denuncia per porto abusivo d’arma ma di fronte al pericolo grave e imminente per la propria incolumità fisica, l’uso del Taser ai fini della legittima difesa, rimane comunque possibile, fermo restando che l’utilizzatore dovrà poi dimostrare il motivo per cui si trovava nella disponibilità di un oggetto riconosciuto come illegale.

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Nuove proposte di legge

Egregio sig. Zanti,

Leggo questa rivista da un paio d’anni e i suoi articoli mi hanno continuamente incuriosito e ho provato a mettere in pratica alcune tecniche che lei spiega così bene. Le ho inviato richiesta per acquistare il suo Manuale di tiro operativo e spero di imparare qualcosina in più. Comunque le scrivo per chiederle che cosa ne pensa per le nuove proposte di legge e sulle direttive che l’unione europea si accinge a promulgare. Sono veramente stringenti e i nostri politici dovrebbero opporsi, perché l’indotto armi e munizioni sarà importante per la nostra economia, no? Su quali basi esistono queste restrizioni, che sembrano fatte apposta per avvilire noi appassionati di armi, perché non credo che i terroristi ne siano affatto preoccupati!
La ringrazio per la risposta che vorrà darmi e la saluto cordialmente.
Daniele
(da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )


Gentile Daniele,

Francamente, non ho parole! Non soltanto per ciò che vogliono fare in europarlamento, ma per i politici italiani che non sembrano capire, oppure semplicemente non vogliono capire che cosa c’è in ballo con una legge come quella che potrebbe essere approvata in Marzo. Infatti, il comitato IMCO (Internal Market and Consumer Protection) dell'Europarlamento ha approvato i risultati del trilogo di Dicembre, che passeranno al Parlamento Europeo per il voto finale di marzo.
Qualche politico italiano si è dato da fare per avallare il pretesto di suggellare una tra le proposte di legge più liberticide e inefficaci nel proposito inteso, cioè la lotta al terrorismo. Un bell’inciucio di personaggi politici, dal ministro Alfano all’onorevole Comi (Forza Italia) poco e male informati, i quali hanno dimostrato la propria incapacità ad affrontare la questione “armi da fuoco e privati cittadini”: un binomio che molti non capiscono e quindi ne hanno paura. Senza voler ritornare sulla dichiarazioni della Comi, vorrei far notare le parole sensate pronunciate dall’on. Maullu (Forza Italia), il quale sottolinea che “Disarmare i cittadini onesti non rende l'Europa più sicura”. Infatti, l’onorevole prosegue così:
“La Direttiva Armi avrebbe dovuto – queste sono le esatte parole di Juncker – difenderci dal terrorismo, rendere l'Europa più sicura e proteggere la libertà dei cittadini. No, no e no. Non ci difende dal terrorismo, perché i terroristi non usano armi prodotte nei nostri paesi, addirittura ormai arrivano a non utilizzare più armi, ma camion pesanti, bombe, oppure armi bianche, come avvenuto a Bruxelles.
I terroristi cercano armi sul deep web, quello sì un universo parallelo e critico da monitorare senza indugi: altrimenti è come cercare di usare in modo scoordinato una clava mentre i terroristi usano i droni. Non aumenta la sicurezza, perché colpisce solo i legali possessori, cioè persone attentamente controllate, che hanno dovuto dimostrare di avere i requisiti per poter detenere le armi. E non rende più libero nessuno addirittura costringere chi fa rievocazioni storiche di battaglie rinascimentali a prendere il porto d'armi. No, i fucili a pietra focaia non possono essere usati per compiere stragi. Per questo, in ossequio a vent'anni di coerente azione politica nelle istituzioni volta sempre a difendere la libertà degli individui di poter detenere legalmente armi, io non condivido questa direttiva. La libertà di una nazione si misura su quanto i cittadini non sono vessati e impotenti nel potersi difendere. E la serietà di chi governa dalla capacità di non prendere decisioni liberticide e ideologiche sull'onda delle reazioni emotive, come quella scatenata dai fatti di Parigi”.
Le suddette frasi portano un certo conforto alle menti tartassate dei legali possessori di armi da fuoco in Italia. Noi tutti intendiamo continuare lo sport del tiro che più ci piace, senza inutili proibizioni e vessazioni. Certamente, ai cacciatori piacerebbe approfittare della “limitazione” a dieci colpi nel caricatore dei fucili da caccia (uno degli strafalcioni dell’on. Comi). Ma oltre a sport e caccia, le armi da fuoco servono per la difesa abitativa e personale. Senza di esse i cittadini che intendono difendere la propria e l’altrui incolumità e la proprietà – come la legge prescrive – sarebbero indifesi di fronte ad una criminalità, che si fa sempre più incalzante. Ma non sembra essere una preoccupazione che attanaglia gli eurocrati. Qui mi fermo, gentile lettore. È meglio.
Cordiali Saluti,
Tony Zanti

Arma carica o scarica?

Arma carica o scarica?

Pregiatissimo dott. Garofano,

le voglio chiedere delucidazioni su un argomento che mi assilla da tempo. Sono un cacciatore in primis e un grande appassionato di armi in ogni modo. La domanda alla quale non trovo risposta neanche cercando in rete è la seguente: quando un'arma legalmente viene definita "scarica" durante la normale attività venatoria? L'arma si può considerare scarica quando non ha il colpo in canna anche se il caricatore ne contiene ed è parte dell'arma? Lei si chiederà sicuramente il perché di queste domande ed il motivo è presto detto: grandi case costruttrici di armi da caccia si sono da tempo prodigate per costruire fucili semiautomatici dai quali si possa estrarre il colpo in canna senza svuotare il serbatoio. Da quando l'attività venatoria nel nostro paese è stata limitata in termine di colpi a quando non esistevano limiti, il considerare l'arma scarica senza il solo colpo in canna al dover togliere tutti i colpi nel serbatoio passa una bella differenza in termine di macchinosità dell'operazione. Ed è questo che mi fa pensare ad arma scarica senza il colpo in canna per esempio nell'attività venatoria per attraversare una strada, oppure un cortile. Del resto, nell'inserire un solo colpo che va inserito in canna poco conta se il serbatoio sia pieno o vuoto: l'otturatore in tutti e due i casi è aperto e per poter sparare, in tutti e due i casi, va chiuso. Le sarei grato se mi desse delle certezze in materia, perché come al solito quando si parla di armi ognuno dice la sua (non parliamo poi di guardie più o meno volontarie), ma io vorrei un riscontro giurisprudenziale indiscutibile, in ogni caso. La ringrazio anticipatamente del suo eventuale interessamento sperando di averla sempre con noi in futuro per qualsiasi delucidazione in materia balistica.
Ossequiosamente,
Fabrizio di Verona.


Caro Fabrizio,
la normativa vigente in materia è molto attenta a garantire la sicurezza dei cittadini, anche in relazione ai numerosi incidenti che hanno drammaticamente (e spesso inspiegabilmente) insanguinato la pratica della caccia. Le leggi e le circolari che riguardano le armi, definiscono come arma carica, quella che è provvista di cartucce inserite nel caricatore (anche se non ha il colpo in canna) e che, pertanto, possa essere facilmente predisposta al tiro/sparo. È noto infatti che anche solo per trasportare un'arma carica fuori dai campi di tiro o dalla area riservata alla caccia è necessario il porto d'armi per difesa. Il porto di fucile per uso caccia o il porto d'armi ad uso sportivo permettono, invece, il solo trasporto dell’arma scarica nel sua custodia ma separata dal munizionamento, poiché l'inserimento delle cartucce nel caricatore del fucile e il suo uso, sono permessi solo nel poligono di tiro o nell’area stabilita per la caccia e il porto è consentito solo limitatamente al campo di tiro per esercitazioni o gare (nel primo caso) e al terreno di caccia in periodo venatorio (nel secondo caso). Per trasportare le armi da caccia e le armi sportive dalla propria abitazione fino al poligono di tiro o fino alla zona di caccia è quindi sufficiente il porto d'armi ad uso sportivo ma le armi devono essere trasportate all’interno delle apposite custodie e non possono essere in condizioni da consentire l’approntamento rapido dell’arma, dunque non è permessa la disponibilità del caricatore pieno, installato nell’arma, e/o il colpo in canna.

Donato Bilancia il serial killer della Liguria

Erano i primi di maggio del 1998 ed in meno di due mesi, lavorando in perfetta sintonia con i colleghi del comando provinciale dei carabinieri di Genova eravamo consci di aver contribuito a risolvere uno dei casi più intricati della storia criminale italiana. Ci presentammo quindi a Genova e di fronte ai pubblici ministeri e agli investigatori dei vari territori in cui si erano verificati gli omicidi, presentammo i risultati di tutti gli accertamenti che, a tempo di record, avevamo eseguito su proiettili, impronte, tracce biologiche e residui dello sparo. Il quadro che emergeva era drammaticamente coerente tanto da legare insieme ed in maniera inconfutabile anche omicidi che, all’apparenza, vuoi per il movente, vuoi per l’area o per la tipologia delle vittime, non avevano nulla in comune. Ma il serial killer era proprio lui, Donato Bilancia, e bisognava arrestarlo, il prima possibile. Lo bloccarono, a casa, i carabinieri di Genova. Con sé, oltre a due biglietti aerei che molto probabilmente gli avrebbero consentito di fuggire per sempre dall’Italia, aveva ancora ciò che eravamo riusciti a ipotizzare attraverso i nostri esami: un revolver e tre cartucce Lapua-Patria C358, con le quali aveva ucciso 17 persone, in poco più di sei mesi. Una volta arrestato e portato in caserma, non tardò a collaborare e forse anche per liberarsi di un peso che lo stava opprimendo, confessò nei minimi particolari tutti gli omicidi. E poiché il suo DNA era stato confrontato a partire da quella cicca di sigaretta raccolta a sua insaputa, ripetemmo il prelievo attraverso un tampone buccale ed anche le analisi, confermarono quanto avevamo già ottenuto. Richiedemmo pure che tutti i reperti che per vari motivi non ci erano stati consegnati, ma potevano avere comunque un nesso con i gli assassini che aveva compiuto, ci fossero recapitati per completare le analisi tecniche e definire il quadro investigativo.
Penso che il successo di questa indagine sia da ricercarsi nella straordinaria collaborazione che si instaurò tra i colleghi dei vari comandi dell’Arma, soprattutto con quelli di Genova, egregiamente diretti dall’allora maggiore Filippo Ricciarelli e nella fiducia che ci fu accordata dai pubblici ministeri. Ma un altro valore aggiunto è da individuarsi nella straordinaria possibilità di aver potuto disporre di tanti reperti e di averli potuti studiare ed esaminare in un ottica unitaria, sfruttando competenze tra loro diverse ma sempre finalizzate ad ottenere risposte obbiettive ed affidabili che, progressivamente, ci indirizzavano verso una sola ipotesi ricostruttiva.

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