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Dai lettori

Nuove proposte di legge

Egregio sig. Zanti,

Leggo questa rivista da un paio d’anni e i suoi articoli mi hanno continuamente incuriosito e ho provato a mettere in pratica alcune tecniche che lei spiega così bene. Le ho inviato richiesta per acquistare il suo Manuale di tiro operativo e spero di imparare qualcosina in più. Comunque le scrivo per chiederle che cosa ne pensa per le nuove proposte di legge e sulle direttive che l’unione europea si accinge a promulgare. Sono veramente stringenti e i nostri politici dovrebbero opporsi, perché l’indotto armi e munizioni sarà importante per la nostra economia, no? Su quali basi esistono queste restrizioni, che sembrano fatte apposta per avvilire noi appassionati di armi, perché non credo che i terroristi ne siano affatto preoccupati!
La ringrazio per la risposta che vorrà darmi e la saluto cordialmente.
Daniele
(da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )


Gentile Daniele,

Francamente, non ho parole! Non soltanto per ciò che vogliono fare in europarlamento, ma per i politici italiani che non sembrano capire, oppure semplicemente non vogliono capire che cosa c’è in ballo con una legge come quella che potrebbe essere approvata in Marzo. Infatti, il comitato IMCO (Internal Market and Consumer Protection) dell'Europarlamento ha approvato i risultati del trilogo di Dicembre, che passeranno al Parlamento Europeo per il voto finale di marzo.
Qualche politico italiano si è dato da fare per avallare il pretesto di suggellare una tra le proposte di legge più liberticide e inefficaci nel proposito inteso, cioè la lotta al terrorismo. Un bell’inciucio di personaggi politici, dal ministro Alfano all’onorevole Comi (Forza Italia) poco e male informati, i quali hanno dimostrato la propria incapacità ad affrontare la questione “armi da fuoco e privati cittadini”: un binomio che molti non capiscono e quindi ne hanno paura. Senza voler ritornare sulla dichiarazioni della Comi, vorrei far notare le parole sensate pronunciate dall’on. Maullu (Forza Italia), il quale sottolinea che “Disarmare i cittadini onesti non rende l'Europa più sicura”. Infatti, l’onorevole prosegue così:
“La Direttiva Armi avrebbe dovuto – queste sono le esatte parole di Juncker – difenderci dal terrorismo, rendere l'Europa più sicura e proteggere la libertà dei cittadini. No, no e no. Non ci difende dal terrorismo, perché i terroristi non usano armi prodotte nei nostri paesi, addirittura ormai arrivano a non utilizzare più armi, ma camion pesanti, bombe, oppure armi bianche, come avvenuto a Bruxelles.
I terroristi cercano armi sul deep web, quello sì un universo parallelo e critico da monitorare senza indugi: altrimenti è come cercare di usare in modo scoordinato una clava mentre i terroristi usano i droni. Non aumenta la sicurezza, perché colpisce solo i legali possessori, cioè persone attentamente controllate, che hanno dovuto dimostrare di avere i requisiti per poter detenere le armi. E non rende più libero nessuno addirittura costringere chi fa rievocazioni storiche di battaglie rinascimentali a prendere il porto d'armi. No, i fucili a pietra focaia non possono essere usati per compiere stragi. Per questo, in ossequio a vent'anni di coerente azione politica nelle istituzioni volta sempre a difendere la libertà degli individui di poter detenere legalmente armi, io non condivido questa direttiva. La libertà di una nazione si misura su quanto i cittadini non sono vessati e impotenti nel potersi difendere. E la serietà di chi governa dalla capacità di non prendere decisioni liberticide e ideologiche sull'onda delle reazioni emotive, come quella scatenata dai fatti di Parigi”.
Le suddette frasi portano un certo conforto alle menti tartassate dei legali possessori di armi da fuoco in Italia. Noi tutti intendiamo continuare lo sport del tiro che più ci piace, senza inutili proibizioni e vessazioni. Certamente, ai cacciatori piacerebbe approfittare della “limitazione” a dieci colpi nel caricatore dei fucili da caccia (uno degli strafalcioni dell’on. Comi). Ma oltre a sport e caccia, le armi da fuoco servono per la difesa abitativa e personale. Senza di esse i cittadini che intendono difendere la propria e l’altrui incolumità e la proprietà – come la legge prescrive – sarebbero indifesi di fronte ad una criminalità, che si fa sempre più incalzante. Ma non sembra essere una preoccupazione che attanaglia gli eurocrati. Qui mi fermo, gentile lettore. È meglio.
Cordiali Saluti,
Tony Zanti

Arma carica o scarica?

Arma carica o scarica?

Pregiatissimo dott. Garofano,

le voglio chiedere delucidazioni su un argomento che mi assilla da tempo. Sono un cacciatore in primis e un grande appassionato di armi in ogni modo. La domanda alla quale non trovo risposta neanche cercando in rete è la seguente: quando un'arma legalmente viene definita "scarica" durante la normale attività venatoria? L'arma si può considerare scarica quando non ha il colpo in canna anche se il caricatore ne contiene ed è parte dell'arma? Lei si chiederà sicuramente il perché di queste domande ed il motivo è presto detto: grandi case costruttrici di armi da caccia si sono da tempo prodigate per costruire fucili semiautomatici dai quali si possa estrarre il colpo in canna senza svuotare il serbatoio. Da quando l'attività venatoria nel nostro paese è stata limitata in termine di colpi a quando non esistevano limiti, il considerare l'arma scarica senza il solo colpo in canna al dover togliere tutti i colpi nel serbatoio passa una bella differenza in termine di macchinosità dell'operazione. Ed è questo che mi fa pensare ad arma scarica senza il colpo in canna per esempio nell'attività venatoria per attraversare una strada, oppure un cortile. Del resto, nell'inserire un solo colpo che va inserito in canna poco conta se il serbatoio sia pieno o vuoto: l'otturatore in tutti e due i casi è aperto e per poter sparare, in tutti e due i casi, va chiuso. Le sarei grato se mi desse delle certezze in materia, perché come al solito quando si parla di armi ognuno dice la sua (non parliamo poi di guardie più o meno volontarie), ma io vorrei un riscontro giurisprudenziale indiscutibile, in ogni caso. La ringrazio anticipatamente del suo eventuale interessamento sperando di averla sempre con noi in futuro per qualsiasi delucidazione in materia balistica.
Ossequiosamente,
Fabrizio di Verona.


Caro Fabrizio,
la normativa vigente in materia è molto attenta a garantire la sicurezza dei cittadini, anche in relazione ai numerosi incidenti che hanno drammaticamente (e spesso inspiegabilmente) insanguinato la pratica della caccia. Le leggi e le circolari che riguardano le armi, definiscono come arma carica, quella che è provvista di cartucce inserite nel caricatore (anche se non ha il colpo in canna) e che, pertanto, possa essere facilmente predisposta al tiro/sparo. È noto infatti che anche solo per trasportare un'arma carica fuori dai campi di tiro o dalla area riservata alla caccia è necessario il porto d'armi per difesa. Il porto di fucile per uso caccia o il porto d'armi ad uso sportivo permettono, invece, il solo trasporto dell’arma scarica nel sua custodia ma separata dal munizionamento, poiché l'inserimento delle cartucce nel caricatore del fucile e il suo uso, sono permessi solo nel poligono di tiro o nell’area stabilita per la caccia e il porto è consentito solo limitatamente al campo di tiro per esercitazioni o gare (nel primo caso) e al terreno di caccia in periodo venatorio (nel secondo caso). Per trasportare le armi da caccia e le armi sportive dalla propria abitazione fino al poligono di tiro o fino alla zona di caccia è quindi sufficiente il porto d'armi ad uso sportivo ma le armi devono essere trasportate all’interno delle apposite custodie e non possono essere in condizioni da consentire l’approntamento rapido dell’arma, dunque non è permessa la disponibilità del caricatore pieno, installato nell’arma, e/o il colpo in canna.

Donato Bilancia il serial killer della Liguria

Erano i primi di maggio del 1998 ed in meno di due mesi, lavorando in perfetta sintonia con i colleghi del comando provinciale dei carabinieri di Genova eravamo consci di aver contribuito a risolvere uno dei casi più intricati della storia criminale italiana. Ci presentammo quindi a Genova e di fronte ai pubblici ministeri e agli investigatori dei vari territori in cui si erano verificati gli omicidi, presentammo i risultati di tutti gli accertamenti che, a tempo di record, avevamo eseguito su proiettili, impronte, tracce biologiche e residui dello sparo. Il quadro che emergeva era drammaticamente coerente tanto da legare insieme ed in maniera inconfutabile anche omicidi che, all’apparenza, vuoi per il movente, vuoi per l’area o per la tipologia delle vittime, non avevano nulla in comune. Ma il serial killer era proprio lui, Donato Bilancia, e bisognava arrestarlo, il prima possibile. Lo bloccarono, a casa, i carabinieri di Genova. Con sé, oltre a due biglietti aerei che molto probabilmente gli avrebbero consentito di fuggire per sempre dall’Italia, aveva ancora ciò che eravamo riusciti a ipotizzare attraverso i nostri esami: un revolver e tre cartucce Lapua-Patria C358, con le quali aveva ucciso 17 persone, in poco più di sei mesi. Una volta arrestato e portato in caserma, non tardò a collaborare e forse anche per liberarsi di un peso che lo stava opprimendo, confessò nei minimi particolari tutti gli omicidi. E poiché il suo DNA era stato confrontato a partire da quella cicca di sigaretta raccolta a sua insaputa, ripetemmo il prelievo attraverso un tampone buccale ed anche le analisi, confermarono quanto avevamo già ottenuto. Richiedemmo pure che tutti i reperti che per vari motivi non ci erano stati consegnati, ma potevano avere comunque un nesso con i gli assassini che aveva compiuto, ci fossero recapitati per completare le analisi tecniche e definire il quadro investigativo.
Penso che il successo di questa indagine sia da ricercarsi nella straordinaria collaborazione che si instaurò tra i colleghi dei vari comandi dell’Arma, soprattutto con quelli di Genova, egregiamente diretti dall’allora maggiore Filippo Ricciarelli e nella fiducia che ci fu accordata dai pubblici ministeri. Ma un altro valore aggiunto è da individuarsi nella straordinaria possibilità di aver potuto disporre di tanti reperti e di averli potuti studiare ed esaminare in un ottica unitaria, sfruttando competenze tra loro diverse ma sempre finalizzate ad ottenere risposte obbiettive ed affidabili che, progressivamente, ci indirizzavano verso una sola ipotesi ricostruttiva.

Le regole del porto d'armi negli USA

Egregio sig. Tony Zanti,


La leggo da diverso tempo (libri, riviste e anche Facebook) e vorrei chiedere quale sia la situazione del porto d’armi negli Stati Uniti, perché quest’anno mi recherò in quel bellissimo paese a fare un po’ di vacanze, girovagando attraverso diversi stati con auto a noleggio. Il porto d’armi sportivo ha qualche validità negli USA? Cioè, posso andare a sparare in un poligono al chiuso o all’aperto da turista? Per curiosità, che cos’è il porto d’armi costituzionale di cui ho sentito parlare?
Grazie e cordiali saluti,
Marcello Z.

Gentile Marcello,


Le dico subito che non c’è nessuna reciprocità tra un qualsiasi porto d’armi rilasciato in Italia e il corrispettivo statunitense. Il porto dell’arma corta (e lunga) è regolato molto diversamente negli USA e diversamente tra Stato e Stato. La casistica è varia. Ci sono Stati nei quali è possibile portare a vista una pistola in fondina e altri nei quali la pistola deve essere occultata. In altri ancora è impossibile portare con sé un’arma, in entrambe le modalità. Ci sono Stati nei quali è possibile portare l’arma lunga in modo visibile all’interno di un pick-up, in altri questo è proibito. Ci sono Stati nei quali è possibile fermarsi lungo la strada e sparare contro una collina, mentre altri Stati proibiscono detta attività se non nei boschi e comunque lontano dai centri abitati. Insomma, il porto e l’utilizzo delle armi da fuoco sono regolati in modo diverso da Stato a Stato. Molte sono le leggi che regolano dette attività, ai livelli federale, statali, di contee e di città. Generalmente il turista può affittare un’arma da fuoco, acquistare le relative munizioni e sparare negli appositi spazi, lasciando “in ostaggio” la propria carta d’identità o passaporto. Ma dipende dallo Stato, come già detto. Negli Stati pro-armi non ci sono problemi di sorta. In alcune circostanze ed eventi è perfino possibile sparare armi automatiche, ma non è consuetudine. Un esempio della grande differenza che esiste tra le leggi dei vari Stati è la recente notizia che riguarda i residenti del Missouri, i quali dal 1° gennaio 2017 sono stati legalizzati a portare un’arma occultata sulla persona, pur non avendo l’apposito permesso, né avendo ricevuto l’addestramento che fino a qualche giorno prima era necessario per poter ottenere il permesso di porto. Forse un successo per la National Rifle Association, ma d’altro canto questa liberalizzazione accompagna la possibilità che persone poco o per niente addestrate possano portare un’arma e adoperarla nella maniera sbagliata. Il “constitutional carry” in via generale è appunto il poter portare un’arma corta sulla propria persona senza avere il relativo permesso. Lo stesso non si può applicare all’arma lunga, ai coltelli o ad altre armi. Resterà un sogno per tanti italiani, a meno di sconvolgimenti tali da trasformare anche noi in cittadini.
Cordiali Saluti.
Tony Zanti

Remington 783

Gent.mo Signor Tabasso,


le scrivo per avere informazioni sulla carabina in oggetto, in quanto sarei intenzionato ad acquistarla in calibro .223, ma non ho mai utilizzato per l'attività venatoria un fucile rigato.
Pratico prevalentemente la caccia al coniglio con e senza ausilio del cane, con un fucile calibro 12. Visto il prezzo di vendita e il fatto che è già completa di ottica, vorrei avere qualche consiglio sia sulla carabina in generale che sull'ottica se è già tarata, sulle distanze di tiro, se potrebbe andare bene per cacciare conigli.
Ringrazio anticipatamente e vi faccio tanti auguri.
Sergio dalla Provincia di Roma.

Egregio Signor Sergio,
dal suo scritto apprezzo innanzitutto la voglia di cacciare con una canna rigata, ma immediatamente sento l’obbligo di metterla in allerta su alcuni punti.
Partiamo dalla Legge: verifichi che nella sua zona di caccia sia consentito l’impiego della canna rigata per la selvaggina di suo interesse, il coniglio selvatico. In caso negativo il discorso si chiude qui.
Supponiamo che la pratica sia consentita: escluso il normale .22 LR (che balisticamente sarebbe l’ideale) passare al .223 Rem. comporta attenzioni ancora maggiori per la gittata del proiettile e per i rimbalzi. Occorre avere sempre un punto di arresto della palla, terrapieno o altra massa che assorba l’energia, e che non abbia pietre o legno duro contro cui il proiettilino impatti con un angolo che ne determini la deviazione con esiti imprevedibili e quasi sempre molto pericolosi. Solitamente la velocità elevata porta allo sbriciolamento della palla, ma non è sempre così, specie se si usa quella completamente camiciata.
Ancora in termini di proiettile: temo che in un coniglio la palla del .223 Rem. comporti seri danni alla spoglia creando un effetto esplosivo tale da smembrare l’animale: se poi non lo si può mangiare decadono la razionalità e l’etica dell’azione.
Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti: come sempre un augurio di buon divertimento in tranquillità e sicurezza.


Emanuele Tabasso

palle B&P

Ok le palle B&P
Buongiorno,
vorrei sapere se in un sovrapposto Beretta S55 calibro 12, le cui canne hanno strozzature con valore ☆☆☆ e ☆, si possono usare le Cartucce Thrill Shock della B&P senza problemi. Grazie.
Alessandro – e-mail

Le cartucce Baschieri & Pellagri Thrill Shock sono caricate, nel calibro 12, con una palla da 32 grammi di piombo temperato nero montata su una borra di plastica; sono particolarmente adatte alla caccia al cinghiale e agli ungulati in genere. Secondo quanto dichiara la Casa bolognese, queste munizioni sono utilizzabili con tutti i tipi di strozzature.


Massimo Castiglione
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