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Armi Corte

The Big One

La più grossa Glock mai costruita: per il calibro e le dimensioni, la neonata pistola modello 41 si aggiudica questo platonico primato. Dedicata ai tiratori sportivi, può sfruttare al massimo  le prestazioni del .45 ACP

di Paolo Tagini
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Da un po' di tempo, dall'uscita dei modelli in calibro .45 GAP avvenuta qualche anno fa, la Glock si faceva attendere con una pistola nuova; per la verità c'è stata nel frattempo una grossa novità, ovvero la nascita nel 2010 della Gen4, cioè la rivisitazione tecnica delle pistole austriache che è stata implementata gradualmente nei modelli di maggior diffusione. Però una nuova Glock fa sempre notizia e il 2014 ne ha portate ben due: il modello 42 calibro 9 Corto (la più piccola Glock mai costruita, di cui abbiamo parlato sul numero 27 di A&B) e il modello 41 calibro .45 ACP. Si tratta quest'ultima di una pistola dedicata al tiro sportivo, cosa di per sé evidente a fronte della notevole lunghezza di canna, 135 mm ossia 5,3 pollici, al pari dei due modelli da tiro 34 (in calibro 9 mm) e 35 (.40 S&W), già in vendita da tempo.

continua la lettura a pag. 30 N. 28/2014

Degni successori

Nel 1972 i revolver in singola azione della Sturm, Ruger & Co, Inc. erano oramai saldamente affermati sul mercato statunitense e assai noti e apprezzati anche nel resto del mondo, perlomeno quello occidentale. Il loro successo aveva spinto addirittura la Colt a rimettere in produzione il Model 1873 e convinto altri produttori a realizzare numerose repliche di quest’ultima, più o meno fedeli. Ma Bill Ruger aveva ancora in serbo una novità, e di non poco conto…
Seconda parte: I New Models

di Francesco Battista
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Uno dei principali accorgimenti al fine di usare e portare in piena sicurezza la Colt Peacemaker e tutte le sue derivate, comprese le rivoltelle Ruger delle serie Single Six e Blackhawk originali, è sempre stato quello di inserire nel tamburo cinque sole cartucce, in modo da lasciare in corrispondenza del percussore una camera vuota: a tal fine occorre portare il cane in mezza monta, inserire un colpo, saltare una camera e riempire le quattro rimanenti, per armare poi il cane e abbassarlo – con molta cautela, visto che l’unico modo per farlo è premere il grilletto – sulla camera rimasta vuota. Il motivo di questa operazione, invero un poco rischiosa se non si ha una certa esperienza nel maneggio di questa categoria di armi, è la scarsa affidabilità della monta di sicurezza del cane in quanto un forte urto a carico della cresta di quest’ultimo può comunque farlo abbattere con forza sufficiente a percuotere l’innesco della munizione imprudentemente lasciata nel cilindro.

continua la lettura a pag. 85 N. 27/2014

Ne valeva la pena!

Si è scelto il ‘salvataggio’ di una P.38 bellica in 7,65 Parabellum, piuttosto triste e malconcia, solo perché molto precisa e, alla fine, il restauro si è rivelato anche divertente a condizione di saper aspettare il momento giusto per reperire i pezzi mancanti e le persone giuste per fare i lavori con oculatezza

di Massimo Castiglione
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Uno degli argomenti che tengono banco fra i collezionisti è il restauro delle armi: è meglio tenerle originali e in patina (a volte è un eufemismo che indica la ruggine), oppure ribrunirle e riportarle alle condizioni originali? È nostra opinione che ogni caso sia una storia a sé e che le regole generali in questa materia non abbiano valore.
Devono essere la sensibilità, il buon gusto e la cultura del collezionista, posto di fronte al singolo caso, a indicare la scelta più giusta. Volutamente non abbiamo scritto ‘la scelta giusta’ perché in questo campo l’opinabilità è massima: abbiamo infatti parlato di sensibilità, cultura e buon gusto, tre qualità che non è possibile misurare o quantificare ma che lasciano il massimo spazio alla discrezionalità.
Proprio per spiegarci meglio raccontiamo un caso concreto che ci è capitato, e come abbiamo deciso di affrontarlo: riguarda una pistola modello P.38 costruita nel 1944 dalla Walther (sul carrello non compare il famoso cartiglio ma il codice criptico tedesco ac) la cui canna è stata intubata nel calibro 7,65 Parabellum per eliminare l’originale cameratura in 9 millimetri.

continua la lettura a pag. 58 N.27/2014


Il ritorno delle sub-compatte

Nonostante le leggi restrittive, la difesa personale è una necessità sempre più percepita dalla gente: non a caso tre grandi nomi hanno di recente presentato altrettante nuove pistole sub-compatte che sono molto differenti fra loro dal punto di vista tecnico

di Paolo Tagini
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Quello delle armi da difesa è un mercato fortemente influenzato dalle leggi: in molti paesi non è permesso ai privati cittadini possedere armi da fuoco adatte allo scopo, mentre in altri ne è permessa la detenzione ma non il porto. Sta di fatto che il bisogno di sicurezza costringe molte persone a correre ai ripari e, per chi sceglie di difendersi con un'arma da fuoco, la pistola leggera e di piccole dimensioni rimane una delle soluzioni preferite. Proprio quest'anno sono scese in campo tre marche importanti: la Remington, la Glock e la Walther. Potremmo aggiungere anche la Beretta, che ha anticipato la concorrenza presentando nel 2013 due validi modelli, la Nano calibro 9x21 e la Pico in 9 Corto: ARMI E BALISTICA ne ha già parlato, rispettivamente sui numeri 14 e 21 dello scorso anno.

continua la lettura a pag. 48 N. 27/2014

Il serpente bucabarattoli

La versione di piccolo calibro con canna da tre pollici della famosa rivoltella da difesa della Colt è divertentissima da usare nel tiro informale ai bersagli di circostanza, quella attività ludica che con un neologismo italo-americano è nota come barattoling

di Paolo G. Motta
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La Colt Cobra, che fu derivata dal ben noto modello Detective Special, destò scalpore alla sua uscita nel 1950: grazie al telaio di alluminio conteneva il peso in soli 430 grammi, contro i 595 della Detective Special a parità di versione e cioè nel calibro .38 Special e con canna da due pollici.
Il ‘serpente’ Colt conobbe un immediato successo di vendita e fu prodotto in varie versioni, con canne che andavano dai due ai quattro pollici, in calibro .32 S&W Long oltre che in .38 Special. A questi due calibri, la Casa di Hartford aggiunse una limitata serie in .22 LR con canna da tre pollici.
Anche questa rara variante nel 1967 si adeguò, come la Detective Special, alle dimensioni del calcio della Agent (una variante della Cobra), cioè fu accorciato il telaio nella parte inferiore dell’impugnatura; per incrementarne l’occultabilità sulla Agent furono montate guancette corte, mentre sulla Cobra e sulla Detective Special furono montate guancette più lunghe, sulle quali era possibile appoggiare anche il dito mignolo.
Nel 1973 apparve poi la seconda generazione della Cobra con l’astina dell’estrattore carenata, ma unicamente in .38 Special e con canna da due pollici. Nel 1983 purtroppo questo rettile andò in letargo definitivo.

continua la lettura a pag. 64 N. 26/2014

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