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Armi Corte

Polimero tascabile

Le gloriose ‘berettine’ di un tempo lasciano la scena alle nuove pistole da difesa prodotte da Beretta USA, di cui la Pico calibro 9 Corto è la più recente espressione. I vecchi modelli passeranno alla storia per l’eccezionale livello di lavorazione e finitura, quelli attuali per la concezione tecnologicamente molto avanzata

di Paolo Tagini
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Il processo di rinnovamento delle piccole pistole semiautomatiche Beretta da difesa personale è iniziato negli Stati Uniti, per opera della consociata Beretta USA di Accokeek, con la Nano calibro 9x21 mm, una sub-compatta apparsa di recente (si veda il nostro numero 14) che si distingue per il meccanismo di scatto a percussore lanciato, una caratteristica inedita per le armi corte Beretta.
Il processo di rinnovamento di gamma prosegue ora, sempre partendo dagli Stati Uniti, con la Pico calibro 9 Corto (sarà prevista anche in 7,65 Browning), una tascabile destinata a sostituire il modello 3032 Tomcat.
La Pico segna il ritorno al meccanismo di scatto munito di cane – peraltro privo di cresta – e a sola doppia azione, e si caratterizza per l’ingombro contenutissimo e limitato in 13 centimetri di lunghezza per un peso di appena 325 grammi; il dato di maggiore interesse è lo spessore, racchiuso in 18 millimetri misurati in corrispondenza dell’impugnatura.

Caratteristiche tecniche
Dal punto di vista dell’architettura, abbiamo un fusto vero e proprio, di acciaio e recante il numero di matricola, sul quale si applica la scocca di polimero (che può essere nero o variamente colorato) che funge da impugnatura, da sede per il caricatore e da ponticello del grilletto: questa configurazione è stata chiaramente ripresa dalla Nano.
Nel fusto di acciaio è alloggiato il meccanismo di scatto ma anche la parte inferiore del sistema di chiusura che, nonostante la relativa ‘tranquillità’ del calibro adottato, è del tipo a corto rinculo di canna.
Bisogna però dire che durante il ciclo di funzionamento, la culatta della canna si abbassa di pochissimo e questo per garantire l’alimentazione quasi in asse delle cartucce e per limitare il rinculo percepito.

L’evoluzione del rinoceronte

Durante una interessante visita alla fabbrica d’armi Chiappa abbiamo avuto la possibilità di provare due delle più recenti realizzazioni della dinamica ditta bresciana: l’M-four pro Series calibro .22 LR e l’ultima evoluzione del revolver Rhino, il modello 40DS calibro .357 Magnum. Iniziamo a occuparci proprio di quest’ultimo

di Paolo Princi
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Chi inizia a rendersi conto di… – diciamo così – diventare un ‘classico’ si ricorderà dell’incredibile realizzazione del compianto Emilio Ghisoni, il revolver Mateba. Si trattava di una rivoltella con particolare struttura a canna bassa, allineata all’asse del polso della mano del tiratore; anche la camera del cilindro di alimentazione da sei cartucce era quella sita a ore sei invece di quella, consueta e tradizionale, a ore dodici. Il tamburo stesso, inoltre, si apriva basculando verso l’alto e ponendosi sopra l’arma invece che di fianco.
Questa configurazione, sconcertante non solo per i puristi, assicurava un minimo ingombro in altezza della pistola e una drastica riduzione del rilevamento anche con le cartucce più spinte.
A causa di varie vicissitudini la Mateba non ottenne il successo meritato e rimase poco più che una curiosità fino all’interessamento della Chiappa che ha notato un certo ritorno di interesse nella rivoltella. La pistola a rotazione viene infatti dichiarata obsoleta da almeno cinquanta anni ma a ogni fiera vediamo la presentazione di diverse realizzazione destinate agli impieghi più disparati, come caccia (dove permesso), difesa o sport, testimoniando il fatto che il tradizionale revolver è ancora in perfetta salute.
Così la ditta bresciana prese spunto dal Mateba e presentò nel 2009 il modello Rhino il quale si ispirava chiaramente al progetto di Ghisoni ma con numerosi aggiornamenti, tra i quali la applicazione di una slitta Picatinny sotto la canna per il montaggio di accessori, l’apertura del tamburo tradizionale e un sistema di scatto rivisto.
Commercializzato nel 2010, il Rhino suscitò immediatamente un notevole interesse soprattutto negli Stati Uniti dove ha ottenuto molti successi in diverse competizioni di tiro dinamico e difensivo destinate alle pistole a rotazione.
La versione che abbiamo provato è la più recente, destinata a questo genere di competizioni.

Tactical Fashion per 1911 di qualità

Sono giunte finalmente in Italia le pregiate realizzazioni della Nighthawk Custom, famosa ditta di Barryville, Arkansas, che realizza 1911 di alta qualità, utilizzate sia da appassionati che da operatori professionali i quali cercano la cura costruttiva abbinata a soluzioni e accessori destinati a impieghi operativi. Abbiamo esaminato e provato le prime due pistole importate nel nostro Paese

di Paolo Princi
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Nighthawk Custom è una azienda statunitense giovane e dinamica che ha nel proprio catalogo armi custom basate su due storici cavalli da battaglia americani: la pistola 1911 e il fucile Remington 870 calibro 12. Inizialmente si occupava di lavorazioni su armi fornite dai clienti, poi ha iniziato a produrre parti speciali che dal 2006 sono divenute armi complete e infine dal 2012 produce in proprio ogni componente.


L’obiettivo dei suoi tecnici, a quanto dicono, è quello di produrre pistole affidabili, senza inutili fronzoli e soprattutto create per durare; riferiscono infatti che le loro 1911 possono digerire anche centomila colpi senza problemi.


Ogni pistola è finita a mano da armaioli professionisti i quali, alla fine dell’opera, siglano con un loro stemma ogni fusto; il punzone viene posto sotto la guancetta sinistra.
Dopo essersi guadagnata una buona reputazione in ambito professionale, è arrivata la notorietà in ambito civile, estesa pure al di fuori degli Stati Uniti anche grazie alla collaborazione con il noto guru del Tactical Fashion Chris Costa che sicuramente molti lettori conosceranno grazie alla nota serie di DVD didattici della serie Magpul Dynamics.


Attualmente l’azienda ha in catalogo vari modelli – alcuni realizzati secondo le indicazioni dello stesso Costa – tutti con caratteristiche destinate a diversi impieghi operativi, ma le pistole arrivate al momento nel nostro Paese sono la GRP Standard e la GRP Recon.

Al servizio della Francia: la PA 50

Da oltre sessant’anni la Pistolet Automatique de 9 mm Modèle 1950 è l’arma corta d’ordinanza delle forze armate francesi. Ultima rappresentante della sua generazione, ha servito con onore in tutti i conflitti in cui la Francia è stata coinvolta dalla fine della Seconda guerra mondiale: in Indocina, in Algeria e negli interventi all’estero degli ultimi anni

di Francesco Battista
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Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’armamento marziale francese era quanto mai eterogeneo, in conseguenza delle vicissitudini belliche attraversate dal Paese: l’organizzazione e l’equipaggiamento dei reparti della Francia Libera di De Gaulle erano stati infatti sostenuti dagli alleati angloamericani e questo aveva portato ai francesi molte armi britanniche e statunitensi che vennero impiegate anche nei conflitti coloniali del dopoguerra, mentre la sconfitta tedesca aveva lasciato in eredità un cospicuo numero di armi leggere di vario tipo, corte e lunghe.
In particolare per quanto riguarda le pistole a disposizione delle forze armate della rinata Repubblica Francese la varietà regnava sovrana, con una panoplia di modelli degna di una discreta collezione: accanto ai modelli ufficialmente d’ordinanza come le semiautomatiche 1935A e 1935S calibro 7,65 Long e alle attempate ma solide rivoltelle M1892 in 8 mm Lebel comparvero quindi le americane M1911A1 calibro .45 ACP e soprattutto pistole tedesche, come le P.08 e le P.38 prodotte da varie aziende durante il conflitto (usate dalla Gendarmerie Nationale addirittura sino agli anni Settanta) e le HSc in 7,65 Browning fatte costruire appositamente dalla Mauser – occupata proprio dalle truppe francesi nella primavera del 1945 – insieme a un lotto di P.38.
Una situazione non certo ideale sotto il profilo logistico, peraltro non nuova per l’esercito d’oltralpe le cui armi corte dopo la Prima guerra mondiale offrivano un panorama addirittura più ampio a causa dei massicci acquisti di pistole e rivoltelle in Spagna, ma che andava giocoforza razionalizzato anche in considerazione dell’adesione alla neonata Alleanza Atlantica e alle conseguenti esigenze di standardizzazione NATO dei materiali di armamento, quantomeno riguardo alle munizioni impiegate dai Paesi membri.
Fu così deciso di adottare per le armi corte e le pistole mitragliatrici la cartuccia calibro 9x19 mm Parabellum e la Manufacture d’Armes de Saint-Étienne, nota con l’acronimo M.A.S., sviluppò in breve tempo una nuova pistola camerata per la munizione tedesca: essa fu immessa in servizio nel 1950 con la denominazione ufficiale di Pistolet Automatique de 9 mm Modèle 1950 e la sigla PA 50.

Rivoluzione industriale

Il progresso tecnologico vero è consistito nel passare dal prodotto artigianale a quello industriale senza perdite di qualità e con la riduzione dei costi: è emblematico il caso di questa pistola Kimber calibro .45 ACP che, nell’articolata gamma della Casa americana, rappresenta il modello da tiro più economico

di Giovanni Arnone
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L’aver provato il modello Custom Target II della Casa di Yonkers, grazie all’Armeria Lorenzoni di Rivoli, ci ha dato alcuni spunti di riflessione. Questa pistola calibro .45 ACP rappresenta l’entry level delle armi Kimber da tiro: in pratica si tratta di una Custom II con le mire regolabili, ma la canna e la componentistica sono strettamente di serie. Tuttavia la cura delle lavorazioni è notevole e le tolleranze contenute; ha le carte in regola per essere una vera arma da tiro (inteso come tiro accademico, ma non solo).
La pistola viene consegnata nell’usuale valigetta di plastica completa di istruzioni, l’immancabile lucchetto di sicurezza, materiale pubblicitario, la chiave di plastica per lo smontaggio e un solo caricatore da sette colpi.
L’arma ha un aspetto serio, con guancette di gomma sottili e per nulla scivolose. Il sistema di chiusura è il classico geometrico a corto rinculo di canna (Browning-Colt) con due risalti di chiusura sulla canna e due fresature nella volta del carrello. Le mire tipo Bo-Mar, ma di produzione Kimber, sono ben visibili e facilmente regolabili; il mirino a rampa è incastrato nel carrello mediante una fresatura a coda di rondine che ne permette la regolazione laterale.
La brunitura è semi-lucida, poco resistente; la leva della sicura laterale è maggiorata e tende, anch’essa, a sbiancarsi. La sicura al percussore viene automaticamente disinserita quando si preme la sicura dorsale (brevetto William Swartz, 1939). A tal riguardo bisogna stare attenti a non premere la sicura dorsale quando si smonta l’arma in quanto la leva della sicura al percussore potrebbe danneggiarsi per lo sfregamento contro il carrello.
Il cane è di tipo Commander, la sicura dorsale presenta un’elsa maggiorata e il grilletto di alluminio è allungato e regolabile per il controllo del collasso di retroscatto. Lo scatto è netto, anche se un po’ duro; praticamente è uguale a quello delle Kimber da difesa.

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