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Armi Corte

Dall’aria compressa al 9 Para

Dal tiro a segno alle armi da survival, Chiappa Firearms propone per il nuovo anno una incredibile serie di novità costruite con le consuete attenzioni, considerando sempre che il budget a disposizione degli appassionati di questi tempi non è particolarmente florido

di Massimo Castiglione
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Chiappa Firearms è una azienda molto attiva: nel 2013 è stato perfezionato l’accordo per il passaggio della produzione delle pistole FAS alla dinamica firma di Azzano Mella e questa è solo una delle novità proposte per il nuovo anno agli appassionati.
Negli anni d’oro la FAS ha realizzato fra le migliori armi corte da tiro a segno agonistico ed è stata a lungo all’avanguardia in questo settore; la recente scomparsa del suo contitolare e progettista Massimo Mencarelli ha veramente posto la parola fine a quel produttore.
Non sono però andati persi i progetti, le idee e le attrezzature per realizzarli: li userà Chiappa Firearms che, come inizio, ha messo in produzione la pistola monocolpo modello FAS 6004 calibro 4,5 mm.

continua la lettura a pag. 52 N.25/2014

La figlia del Tulps

Una rara e interessante Colt Commander camerata per una munizione inconsueta: il 7,65 Parabellum. Un accoppiamento dovuto più a esigenze normative che pratiche, ma un attento esame e una prova a fuoco ci hanno svelato alcune gradite sorprese

di Paolo Princi
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Era l’inizio degli anni Settanta; per quel che riguardava le armi vigeva, fra le ancora non numerose disposizioni normative, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Il regolamento per la sua esecuzione, all’articolo 44, stabiliva che sono considerate armi comuni da sparo (…) le pistole automatiche il cui potere di arresto non sia superiore a 25 metri: frase palesemente priva di senso che aveva portato all’interpretazione dell’autorità secondo la quale erano permessi i calibri 7,65 e vietati i 9.
Gli importatori e i costruttori si adeguavano a tale bislacca interpretazione; per quanto riguarda le pistole nate in calibro 9 Parabellum (si pensi per esempio che a metà degli anni Settanta apparvero le wondernine, ovvero le semiautomatiche bifilari camerate per il ‘micidiale’ 9 Parabellum) esse venivano ricamerate per la munizione che poteva essere più vicina per prestazioni e soprattutto dimensioni: il 7,65 Parabellum.
L’importatore della Colt di allora – la famosa ditta Demarchi di Torino – contattò la Casa madre e ordinò per il nostro mercato un certo numero di Commander in quel calibro sperando così di accontentare gli sfortunati appassionati nostrani.
Pare che siano state prodotte circa 500-700 pistole; avevano canne originali, carrelli con diciture ad hoc per l’inconsueto calibro e caricatori dedicati. In seguito sarebbero comparsi sul mercato anche esemplari aventi una doppia X che serviva per cancellare il numero 9 del calibro originale, canne fabbricate da terzi oppure canne Colt calibro 9 Parabellum ritubate in 7,65: devono irrimediabilmente essere considerate non originali.

continua la lettura a pag. 62 N. 24/2014

Il “draghetto” tascabile

Fuoco e fiamme da questa rivoltella Smith & Wesson in calibro .357 Magnum che solo oggi, con la moderna tecnologia, è stato possibile costruire così piccola: il risultato è un’arma da difesa leggerissima e compatta, oltre che molto potente

di Paolo G. Motta
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La Smith & Wesson Military & Police 340 è la versione moderna e tecnologicamente avanzata della rivoltella modello 40 o Centennial Model che la Casa di Springfield produsse dal 1952 al 1974 e che, in varie configurazioni, compare tuttora in catalogo.
Si deve la nascita di questa piccola pistola al colonnello Rex Applegate, il guru delle tecniche da difesa, che convinse la dirigenza della Smith & Wesson a mettere sul mercato un’arma dalle caratteristiche estremizzate per la difesa personale: l’idea di Applegate era una rivoltella compatta, in un calibro relativamente potente, tascabile e ottimizzata per la difesa entro la decina di metri.
La Smith & Wesson aveva già sugli scaffali la Chief’s Special che era dotata di molte delle caratteristiche richieste da Applegate; il colonnello americano riteneva però che l’azione singola, con il conseguente cane esterno, fosse inutile o peggio dannosa in un’arma da difesa personale.
Andando indietro nel tempo, ai primi anni del Novecento, la Smith & Wesson aveva costruito una rivoltella a telaio articolato con cane interno – denominato .38 Safety Hammerless – in calibro .38 S&W al quale il colonnello Applegate doveva la vita a seguito di circostanze agitate avvenute in Messico.

continua la lettura a pag. 34 N. 24/2014

Una gemma dal gelo

La ‘sorella scandinava’ della Browning modello 1903 fu scelta dall’esercito svedese proprio per le eccellenti caratteristiche di funzionamento nei climi e nelle condizioni più avverse. Il calibro 9 Browning Long, nonostante sia balisticamente inferiore al 9 Parabellum, vanta prestazioni di tutto rispetto

di Paolo G. Motta
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Nel 1914 le truppe tedesche del Kaiser Wilhelm II invasero il Belgio sulla spinta del Schiefflen-Plan ideato dal Generalfeldmarschall Alfred Graf von Schlieffen nel 1905. L’arrivo ‘degli unni’ pose fine alla fornitura da parte della Fabrique Nationale di Herstal delle pistole modello 1903 che gli svedesi avevano adottato nel 1907 proprio come modello 1907; ne erano già state consegnate diecimila e per completare la dotazione fu necessario farle costruire dalla scandinava Husqvarna che godeva fama di eccellente capacità tecnica.
Fu giocoforza aspettare fino al 1917 per avere la fabbricazione effettiva, che continuò fino agli anni Trenta, anche se ancora nel decennio successivo se ne assemblarono esemplari con parti di ricambio. La produzione totale dovrebbe aggirarsi sui 60-70mila pezzi. La 1907 ritornò in servizio negli anni Ottanta in attesa della Glock, perché molte pistole m/40 (la finlandese Lahti L-35) e P.38 mostravano preoccupanti segni di fatica…
Gli svedesi avevano adottato la FN 1903 in calibro 9 Browning Long dopo una dura selezione che privilegiava la capacità di funzionamento in ambiente artico: nelle prove la FN si rivelò leggermente inferiore alla Luger per quanto riguardava la precisione ma la surclassò invece sotto l’aspetto della affidabilità.
La nuova pistola andava a sostituire la rivoltella tipo Nagant calibro 7,5 Svedese, un’arma tanto ben fatta quanto dotata di una cartuccia – praticamente uguale al 7,5 Svizzero – anemica e del tutto inadatta a un uso militare (si veda al riguardo quanto abbiamo scritto nel numero 21 di Armi & Balistica).
La FN 1903 era una creatura del genio di John Moses Browning. Era stata partorita intorno al 1900 per rispondere alla esigenza della Colt di avere un’arma tascabile (la Colt Automatic Pocket .32) e della Fabrique Nationale di una pistola da guerra: ‘pantografando’ lo stesso progetto, Browning creò così due pistole di successo in due categorie diverse.

continua la lettura a pag 72 del N. 23/2013

Superlativo assoluto

Se è esatto affermare che la pistola a rotazione affondi le proprie radici storiche e tecniche in terra americana, è altrettanto lecito riconoscere come oggi i migliori e più raffinati esempi di questa nobile categoria provengono dal cuore della Vecchia Europa, per la precisione da un Paese incredibilmente rinato dall’immane tragedia dell’ultima guerra mondiale: la Germania. Qui ebbe inizio, mezzo secolo fa, la straordinaria avventura della Korth

di Francesco Battista
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A questa seconda categoria può essere ascritta la Willi Korth Waffenfabrikation, azienda fondata a Ratzemburg – nel land dello Schleswig-Holstein – il 1° ottobre 1955 da Willi Korth, un tecnico originariamente specializzato in costruzioni ferroviarie nato nel 1913; da sempre affascinato dalle armi da fuoco, Korth decise di mettere a frutto la sua vera inclinazione facendo anche tesoro del periodo passato alle dipendenze della Mauser Werke, nell’estate del 1944.Dopo la proibizione assoluta, imposta per anni dalla amministrazione alleata, di fabbricare qualsiasi tipo di arma, grazie alla rinata sovranità le aziende del comparto un tempo florido poterono ricominciare la propria attività; dopo essere sopravvissute grazie alla riconversione su prodotti meccanici diversi, firme storiche e blasonate come Mauser e Walther si riaffacciarono all’orizzonte e, insieme a loro, debuttarono realtà nuove e dinamiche, proiettate verso il futuro tecnologico come la Heckler & Koch o animate dalla ricerca della perfezione nel solco della classica tradizione meccanica tedesca.Nel 1955 la giovane Repubblica Federale Tedesca, nata nel 1949, era impegnata in uno sforzo colossale per sanare le spaventose ferite materiali della guerra conclusasi solo dieci anni prima, sforzo che interessava tutti i settori del panorama industriale e commerciale.

continua la lettura a pag. 54 N. 23/2013

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