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Armi Corte

DVC Limited

La sigla che, un po’ cripticamente, introduce queste note sottende la locuzione “Diligentia, Vis, Celeritas”, che come molti lettori sapranno è il motto – di cui riteniamo non necessiti la traduzione dal latino, almeno per noi italiani – della IPSC, la confederazione internazionale fondata nel 1976 per regolamentare e organizzare il Tiro Pratico a livello agonistico. Oggi però DVC indica anche una bella pistola semiautomatica della celebre ditta texana STI, da pochissimo disponibile nel nostro paese

di Francesco Battista
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Naturalmente, visti i soggetti coinvolti, stiamo parlando di un’arma nata sulla base della sempiterna piattaforma 1911; anzi, per essere esatti, della 2011, data che contraddistingue una innovativa serie di pistole realizzata dalla STI con l’obiettivo di ottimizzare il progetto di Browning per impieghi sia operativi sia sportivi. La gamma 2011 comprende quindi ben tredici modelli, tutti caratterizzati dal fusto di tipo composito: l’impugnatura e la guardia del grilletto sono in polimero caricato con fibra di vetro,

continua la lettura a pag. 30 N. 47/2015

Cominciamo dai revolver...

La dotazione completa del tiratore western comprende un fucile con canna ad anima liscia, uno con canna rigata e due revolver. Ecco una carrellata delle moderne repliche di questi ultimi

di Giovanni “Johndog” Giancane
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Dopo aver parlato del tiro western in Italia, parliamo delle armi che si possono utilizzare in questa disciplina. Iniziamo in questa prima parte con le armi corte, i revolver. Dal punto di vista storico giova ricordare che il revolver ad avancarica nasce negli anni '30 del 19° secolo ad opera di Samuel Colt e il modello Paterson è il primo revolver con cilindro multicamera brevettato da Colt. Per rimanere ai revolver ad avancarica utilizzati nel tiro western ricordiamo il modello Colt 1851 Navy in calibro .36 (foto 1), il modello Colt 1860 Army in calibro .44 (foto 2) e il Remington modello 1858 calibro .44 (foto 3). Queste armi ad avancarica gareggiano separatamente dalle armi a cartuccia metallica nel C.A.S. (Cowboy Action Shooting) regolamentato dalla S.A.S.S. americana e anche da noi hanno una categoria tutta loro.

continua la lettura a pag. 78 N. 46/2015

La forza della progettazione

Nuovo ingresso nel combattuto settore delle pistole “polimeriche”: l'austriaca BB Techs si presenta con la BB6 calibro 9x21, una bella realizzazione con le carte in regola per farsi riconoscere e apprezzare. Oltre che per le caratteristiche tecniche, l'arma si distingue per l'eccellente costruzione

di Paolo Tagini
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Come ben noto a chi segue le vicende armiere, la Glock ha introdotto oltre trent'anni fa una nuova pistola, prodotta complessivamente in oltre 4 milioni di esemplari, che è anche diventata un nuovo concetto di pistola semiautomatica, ormai talmente diffuso che praticamente tutti i costruttori di armi corte hanno adottato. È curioso notare che alcuni di essi sono austriaci (finalmente un profeta in patria!), come la Steyr-Mannlicher, la ISSC (produce una .22 LR molto simile alla Glock) e la neonata BB Techs di cui parleremo in queste pagine.

continua la lettura a pag.58 N. 46/2015

Una doppietta in .45

Quanto la Colt 1911 è entrata nel secondo secolo di vita, molte aziende hanno celebrato l’anniversario con delle versioni speciali, ma sicuramente la più originale di tutte è quella dell’Arsenal Firearms, che ha accoppiato due Government (una per secolo) creando la AF 2011, arma tanto particolare che è utilizzata dal “cattivo” del prossimo film di 007 dal titolo Spectre

di Carlo Cattaneo Della Volta
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La produzione quasi artigianale, permette all’Arsenal Firearms di produrre questa particolare arma in 3 versioni, ognuna con 3 finiture possibili e in due calibri – .45 ACP e .38 S.A. – per un totale di 18 modelli. Questi sono: la AF 2011-A1 che ha la canna da 5” e riprende le dimensioni della Colt classica almeno per altezza e lunghezza, il modello AF 2011 Dueller che ha canne da 6,5” (165 mm) e carrello lungo 210 mm, tacca di mira regolabile e fresature per armare il carrello anteriori e posteriori, infine il modello AF 2011 Dueller Prismatic che ha il fianchi superiori del carrello fresati a 45° e le canne compensate.

continua la lettura a pag. 42 N. 46/2015

Un Colt dei tempi d'oro

In assoluto, il primo revolver Colt in calibro .357 Magnum fu una versione del Single Action Army: tuttavia quello di queste pagine si meritò a pieno titolo il nome che indica questo calibro, anche perché fu il “padre” del Python

di Paolo G. Motta
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Nei primi anni successivi la Seconda guerra mondiale la Colt ristrutturò la sua linea di produzione dei revolver: si mandò in soffitta il grosso New Service e si decise di puntare tutto sui revolver di telaio medio e piccolo. Per venire incontro alla richieste del mercato fu introdotta la tacca micrometrica registrabile sui due assi e si scelse il .38 Special come calibro base per i revolver con telaio intermedio (E). Nacque cosi il Trooper, che fu prodotto con canne da 4" e 6" fino al 1968 quando, nel disperato tentativo di tagliare i costi, si passò all'azione tipo Mk III abbandonando (ahimè!) la Schmidt Galand. Ben presto ci si accorse che il mercato richiedeva un nuovo calibro: il .357 Magnum. Il telaio E e il relativo tamburo erano adatti dimensionalmente a questa cartuccia ma la Colt adottò, per sicurezza, nuovi acciai ad alta resistenza e modificò il telaio E introducendo il percussore riportato sul fusto: era così nato il telaio I, quello che avrebbe fornito la base per il successivo Python.

continua la lettura a pag. 72 N. 45/2015

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