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Armi Corte

La nuova sfinge

La Sphynx Systems SA di Interlaken, in Svizzera, è un’azienda famosa per le sue pistole semiautomatiche di elevatissimo livello, apprezzate in tutto il mondo sia dai tiratori sportivi sia da molti clienti istituzionali. Recentemente essa ha però presentato una nuova linea di modelli basata su un impianto più squisitamente industriale, al fine di contenere i costi produttivi senza sacrificare la qualità

di Francesco Battista
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La storia di quella che è oggi conosciuta come Sphynx Systems SA inizia nel lontano 1876, quando nella cittadina elvetica di Solothurn (nome storico nel settore degli armamenti) venne fondata una fabbrica dedicata a strumenti e attrezzature di precisione per l’industria: battezzata Sphynx, in onore non dell’enigmatica creatura mitologica ma dell’osservatorio astronomico svizzero che si trova sulla cima del monte Jungfraujoch, l’azienda si costruì nel corso dei decenni una solida reputazione per l’affidabilità e la precisione dei suoi prodotti e oltre un secolo dopo la sua nascita, divenuta Sphynx Engineering SA e trasferitasi a Porrentruy, iniziò ad allargare il campo dei propri interessi.
Era il 1985 e uno dei settori in cui la firma decise di cimentarsi fu quello delle armi da fuoco, decisione del tutto comprensibile data la sua nazionalità.

continua la lettura a pag. 30 N. 31/2014

Un revolver non voluto

Inizialmente scartato dalle autorità militari inglesi, lo stato di necessità venutosi a creare con lo scoppio della Seconda guerra mondiale ne decretò l'adozione. Il Webley & Scott Mk IV è in realtà un buon revolver, solido e dal funzionamento sicuro il cui principale limite è rappresentato dal munizionamento

di Paolo G. Motta
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L’esercito di Sua Maestà Britannica negli anni '20 del secolo scorso decise che il revolver Webley & Scott Mark VI in calibro .455 Eley, nonostante la sua fama di arma efficace, era troppo grosso. Inoltre si riteneva che il più piccolo .38/200, calibro che negli Usa era conosciuto anche come .38 S&W Super Police, fosse più adatto all'uso militare del .455. Il .38/200 era un .38 S&W caricato con palla da 200 grani spinta ad una velocità (non esaltante) di circa 190 m/sec. Una commissione ministeriale si mise al lavoro utilizzando come riferimento il Webley & Scott 38 Mk IV .38 in calibro .38 S&W, un revolver che la casa britannica aveva introdotto negli anni Venti con un occhio attento al mercato delle polizie e dei corpi paramilitari.

continua la lettura a pag. 82 N. 30/2014

Una vecchia diceria...

Anni fa si diceva che le 1911 militari americane non fossero delle pistole particolarmente precise. Andando un po' più a fondo della questione si scopre che...

di Paolo Tagini
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La generazione di appassionati italiani alla quale appartiene lo scrivente ha potuto conoscere a fondo le pistole in calibro .45 ACP solo a partire dal 1997, quando il ministero dell'Interno, a seguito delle prime catalogazioni ad esse relative, le dichiarò di fatto “armi comuni da sparo” e non più “da guerra”. È pur vero che nel 1985 era stato catalogato il calibro .45 HP (dove le due lettere stavano per Hintenberger Patronen, la fabbrica austriaca che per prima lo produsse), ma si trattava ovviamente di una specie di succedaneo del .45 ACP: grazie al suo bossolo più corto di 0,8 mm era perfettamente legale, pur fornendo le stesse prestazioni balistiche dell'agognato ACP. Sta di fatto che molti di noi sono cresciuti con il mito del proibitissimo fortyfive, sul quale si favoleggiava che producesse un rinculo terrificante e che le tanto desiderate Government militari americane non fossero poi così precise a causa dei giochi che le caratterizzavano, necessari – si diceva – perché potessero funzionare in modo affidabile in qualsiasi condizione.

continua la lettura a pag. 50 N. 30/2014


Tedesca per la Production

Con pochi sapienti tocchi – in conformità al regolamento sportivo – la Sig Sauer P226 si è trasformata da pistola da difesa e per uso di servizio in una valida arma agonistica in calibro 9x21 adatta per la categoria più popolare delle gare di tiro dinamico

di Paolo Tagini
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La nuova serie di pistole X-Series è il prodotto di anni di consolidate esperienze raccolte dalla Sig Sauer, azienda nata dall'accordo elvetico-tedesco per la costruzione – all'inizio degli anni '70 del secolo scorso – della nuova pistola per l'esercito svizzero che è ora diventata di fatto una multinazionale con solide radici piantate anche in terra d'America. I modelli-base della famosa “serie P220”, strettamente concepiti per la difesa personale e per l'uso di servizio, hanno consentito un valido sviluppo anche nel settore sportivo. I lettori ricorderanno certamente i primi, riusciti, tentativi in questa direzione (modelli P226 X-Five e P226 X-Six di qualche anno fa); la collaborazione con i più forti tiratori internazionali ha permesso un'ulteriore crescita, concretizzatasi in una linea completa di pistole adatte soprattutto al tiro dinamico sportivo.

continua la lettura a pag. 30 N. 30/2014


Nata per la difesa

Finalmente anche nel nostro paese iniziano a essere disponibili le pistole semiautomatiche della statunitense Kahr Arms, che da vent’anni furoreggiano Oltreoceano nel competitivo settore delle armi per difesa. Il primo modello sbarcato sui nostri lidi è siglato CW45 e camerato, ovviamente, in .45 ACP

di Francesco Battista
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La Kahr Arms venne fondata nel 1993 da Justin Moon, cittadino americano residente nello stato di New York e titolare di licenza di porto d’armi per difesa personale che, cercando una pistola semiautomatica calibro 9 Parabellum adatta alle sue preferenze ed esigenze, si rese conto come all’epoca il mercato non offrisse nulla di soddisfacente. Così, nel solco della migliore tradizione americana, decise di progettarsene una; in breve mise sulla carta i disegni di una pistola di tipo compatto finalizzata squisitamente a impieghi difensivi, per la quale ottenne cinque brevetti. Da questo alla decisione di creare una propria azienda per produrre il frutto del suo ingegno il passo fu breve e, in considerazione delle prospettive di mercato assai promettenti grazie al fatto che sempre più stati dell’Unione stavano introducendo norme di legge sulla concessione non discrezionale dei permessi di porto di armi corte per difesa, anche saggio.

continua la lettura a pag. 52 N. 29/2014


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