Cerca nel sito

Newsletter

Registrarsi è completamente gratuito. Compila i dati nel form sottostante.
Privacy e Termini di Utilizzo
Banner
Banner
Banner

Armi Corte

Ne valeva la pena!

Si è scelto il ‘salvataggio’ di una P.38 bellica in 7,65 Parabellum, piuttosto triste e malconcia, solo perché molto precisa e, alla fine, il restauro si è rivelato anche divertente a condizione di saper aspettare il momento giusto per reperire i pezzi mancanti e le persone giuste per fare i lavori con oculatezza

di Massimo Castiglione
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Uno degli argomenti che tengono banco fra i collezionisti è il restauro delle armi: è meglio tenerle originali e in patina (a volte è un eufemismo che indica la ruggine), oppure ribrunirle e riportarle alle condizioni originali? È nostra opinione che ogni caso sia una storia a sé e che le regole generali in questa materia non abbiano valore.
Devono essere la sensibilità, il buon gusto e la cultura del collezionista, posto di fronte al singolo caso, a indicare la scelta più giusta. Volutamente non abbiamo scritto ‘la scelta giusta’ perché in questo campo l’opinabilità è massima: abbiamo infatti parlato di sensibilità, cultura e buon gusto, tre qualità che non è possibile misurare o quantificare ma che lasciano il massimo spazio alla discrezionalità.
Proprio per spiegarci meglio raccontiamo un caso concreto che ci è capitato, e come abbiamo deciso di affrontarlo: riguarda una pistola modello P.38 costruita nel 1944 dalla Walther (sul carrello non compare il famoso cartiglio ma il codice criptico tedesco ac) la cui canna è stata intubata nel calibro 7,65 Parabellum per eliminare l’originale cameratura in 9 millimetri.

continua la lettura a pag. 58 N.27/2014


Il ritorno delle sub-compatte

Nonostante le leggi restrittive, la difesa personale è una necessità sempre più percepita dalla gente: non a caso tre grandi nomi hanno di recente presentato altrettante nuove pistole sub-compatte che sono molto differenti fra loro dal punto di vista tecnico

di Paolo Tagini
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Quello delle armi da difesa è un mercato fortemente influenzato dalle leggi: in molti paesi non è permesso ai privati cittadini possedere armi da fuoco adatte allo scopo, mentre in altri ne è permessa la detenzione ma non il porto. Sta di fatto che il bisogno di sicurezza costringe molte persone a correre ai ripari e, per chi sceglie di difendersi con un'arma da fuoco, la pistola leggera e di piccole dimensioni rimane una delle soluzioni preferite. Proprio quest'anno sono scese in campo tre marche importanti: la Remington, la Glock e la Walther. Potremmo aggiungere anche la Beretta, che ha anticipato la concorrenza presentando nel 2013 due validi modelli, la Nano calibro 9x21 e la Pico in 9 Corto: ARMI E BALISTICA ne ha già parlato, rispettivamente sui numeri 14 e 21 dello scorso anno.

continua la lettura a pag. 48 N. 27/2014

Il serpente bucabarattoli

La versione di piccolo calibro con canna da tre pollici della famosa rivoltella da difesa della Colt è divertentissima da usare nel tiro informale ai bersagli di circostanza, quella attività ludica che con un neologismo italo-americano è nota come barattoling

di Paolo G. Motta
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

La Colt Cobra, che fu derivata dal ben noto modello Detective Special, destò scalpore alla sua uscita nel 1950: grazie al telaio di alluminio conteneva il peso in soli 430 grammi, contro i 595 della Detective Special a parità di versione e cioè nel calibro .38 Special e con canna da due pollici.
Il ‘serpente’ Colt conobbe un immediato successo di vendita e fu prodotto in varie versioni, con canne che andavano dai due ai quattro pollici, in calibro .32 S&W Long oltre che in .38 Special. A questi due calibri, la Casa di Hartford aggiunse una limitata serie in .22 LR con canna da tre pollici.
Anche questa rara variante nel 1967 si adeguò, come la Detective Special, alle dimensioni del calcio della Agent (una variante della Cobra), cioè fu accorciato il telaio nella parte inferiore dell’impugnatura; per incrementarne l’occultabilità sulla Agent furono montate guancette corte, mentre sulla Cobra e sulla Detective Special furono montate guancette più lunghe, sulle quali era possibile appoggiare anche il dito mignolo.
Nel 1973 apparve poi la seconda generazione della Cobra con l’astina dell’estrattore carenata, ma unicamente in .38 Special e con canna da due pollici. Nel 1983 purtroppo questo rettile andò in letargo definitivo.

continua la lettura a pag. 64 N. 26/2014

Degni successori

Da oltre sessant’anni la Sturm, Ruger & Co. produce una serie di rivoltelle in azione singola nate per colmare il vuoto lasciato dall’uscita di scena della mitica Colt Peacemaker. Ci sembra quindi giunto il momento di ripercorrere la loro storia, tratteggiandone le linee evolutive

di Francesco Battista
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Prima parte: gli Old Models

Nel 1940 gli Stati Uniti erano impegnati nel colossale sforzo di ricostruzione economica del loro sistema finanziario, devastato dalla Grande Depressione seguita al crollo di Wall Street verificatosi poco più di dieci anni prima, e osservavano con preoccupazione gli avvenimenti bellici in Europa. Consapevoli del fatto che prima o poi il Paese sarebbe stato trascinato nel conflitto, molte aziende del settore armiero si preparavano quindi a convertire le loro linee di produzione alle necessità militari, cosa che avrebbe inevitabilmente avuto una pesante influenza sul comparto delle armi civili e sportive.
In quel panorama l’annuncio che la Colt aveva deciso di porre fine alla costruzione del modello 1873 Single Action Army, che durava ininterrottamente dal 1873, destò probabilmente più rammarico che stupore: già oggetto di un sensibile calo di vendite sin dagli anni successivi al termine della Grande Guerra a causa sia della crescente popolarità delle moderne rivoltelle in doppia azione e delle nuove pistole semiautomatiche sia della difficile situazione economiche degli anni Trenta, la leggendaria Peacemaker sarebbe stata infatti di ben poca utilità contro le armate dell’Asse, anche se gli esemplari forniti proprio in quell’anno alla Gran Bretagna magari qualche nazista lo avrebbero fatto fuori se Hitler avesse dato il via all’Operazione Leone Marino.

continua la lettura a pag. 52 N. 26/2014

La bella dimenticata

Sviluppata e prodotta dalla Browning negli Stati Uniti, la Pro-9 è rimasta poco in catalogo: di concezione moderna e costruita con cura notevole, non è stata apprezzata a dovere certamente a causa della concorrenza, asfissiante in questo settore, che bada soprattutto a tenere i prezzi bassi

di Paolo Tagini
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

La FN Herstal, ben noto gruppo industriale da sempre attivo nel settore dell’armamento per le forze militari e di polizia, produce ottime pistole semiautomatiche fin dai tempi della Browning 1900. Oggi il colosso belga, che è di proprietà della Regione Vallone, ne offre quattro modelli: la classica High Power, la rivoluzionaria Five-seveN calibro 5,7x28 mm, la FNS-9 calibro 9 Parabellum (per ora destinata al solo mercato statunitense) e due belle pistole semiautomatiche in .22 LR, la classica Buck Mark da tiro e la leziosa 1911-22, che è una Government in scala ridotta.
Nel decennio scorso la FN ha avuto in catalogo due interessanti modelli di pistole per difesa e uso di servizio: la Pro-9 e la Pro-40, rispettivamente in 9 Parabellum e .40 S&W, armi gemelle che si differenziavano per il calibro impiegato. In queste pagine ci occuperemo della prima delle due.
La sua genesi deve essere fatta risalire al modello FN P9 calibro 9 Parabellum, inizialmente destinato al solo mercato law enforcement e marchiato FN Herstal, che fu sviluppato nel 2002 dalla branca statunitense della multinazionale belga in collaborazione con la Casa madre. L’arma era offerta con tre tipi diversi di scatto (solo singola azione, solo doppia azione e azione mista) e in due misure (full size e compatta)

continua la lettura a pag. 38 N. 26/2014

Altri articoli...
Banner