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Armi Corte

Una vecchia diceria...

Anni fa si diceva che le 1911 militari americane non fossero delle pistole particolarmente precise. Andando un po' più a fondo della questione si scopre che...

di Paolo Tagini
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La generazione di appassionati italiani alla quale appartiene lo scrivente ha potuto conoscere a fondo le pistole in calibro .45 ACP solo a partire dal 1997, quando il ministero dell'Interno, a seguito delle prime catalogazioni ad esse relative, le dichiarò di fatto “armi comuni da sparo” e non più “da guerra”. È pur vero che nel 1985 era stato catalogato il calibro .45 HP (dove le due lettere stavano per Hintenberger Patronen, la fabbrica austriaca che per prima lo produsse), ma si trattava ovviamente di una specie di succedaneo del .45 ACP: grazie al suo bossolo più corto di 0,8 mm era perfettamente legale, pur fornendo le stesse prestazioni balistiche dell'agognato ACP. Sta di fatto che molti di noi sono cresciuti con il mito del proibitissimo fortyfive, sul quale si favoleggiava che producesse un rinculo terrificante e che le tanto desiderate Government militari americane non fossero poi così precise a causa dei giochi che le caratterizzavano, necessari – si diceva – perché potessero funzionare in modo affidabile in qualsiasi condizione.

continua la lettura a pag. 50 N. 30/2014


Tedesca per la Production

Con pochi sapienti tocchi – in conformità al regolamento sportivo – la Sig Sauer P226 si è trasformata da pistola da difesa e per uso di servizio in una valida arma agonistica in calibro 9x21 adatta per la categoria più popolare delle gare di tiro dinamico

di Paolo Tagini
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La nuova serie di pistole X-Series è il prodotto di anni di consolidate esperienze raccolte dalla Sig Sauer, azienda nata dall'accordo elvetico-tedesco per la costruzione – all'inizio degli anni '70 del secolo scorso – della nuova pistola per l'esercito svizzero che è ora diventata di fatto una multinazionale con solide radici piantate anche in terra d'America. I modelli-base della famosa “serie P220”, strettamente concepiti per la difesa personale e per l'uso di servizio, hanno consentito un valido sviluppo anche nel settore sportivo. I lettori ricorderanno certamente i primi, riusciti, tentativi in questa direzione (modelli P226 X-Five e P226 X-Six di qualche anno fa); la collaborazione con i più forti tiratori internazionali ha permesso un'ulteriore crescita, concretizzatasi in una linea completa di pistole adatte soprattutto al tiro dinamico sportivo.

continua la lettura a pag. 30 N. 30/2014


Nata per la difesa

Finalmente anche nel nostro paese iniziano a essere disponibili le pistole semiautomatiche della statunitense Kahr Arms, che da vent’anni furoreggiano Oltreoceano nel competitivo settore delle armi per difesa. Il primo modello sbarcato sui nostri lidi è siglato CW45 e camerato, ovviamente, in .45 ACP

di Francesco Battista
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La Kahr Arms venne fondata nel 1993 da Justin Moon, cittadino americano residente nello stato di New York e titolare di licenza di porto d’armi per difesa personale che, cercando una pistola semiautomatica calibro 9 Parabellum adatta alle sue preferenze ed esigenze, si rese conto come all’epoca il mercato non offrisse nulla di soddisfacente. Così, nel solco della migliore tradizione americana, decise di progettarsene una; in breve mise sulla carta i disegni di una pistola di tipo compatto finalizzata squisitamente a impieghi difensivi, per la quale ottenne cinque brevetti. Da questo alla decisione di creare una propria azienda per produrre il frutto del suo ingegno il passo fu breve e, in considerazione delle prospettive di mercato assai promettenti grazie al fatto che sempre più stati dell’Unione stavano introducendo norme di legge sulla concessione non discrezionale dei permessi di porto di armi corte per difesa, anche saggio.

continua la lettura a pag. 52 N. 29/2014


Il ritorno di un mito

Un'intera generazione di tiratori è stata avviata al tiro a segno grazie alla FAS AP 604 calibro 4,5 mm, pistola monocolpo con sistema a precompressione d'aria che oggi ritorna, sempre uguale a se stessa, prodotta dalla Chiappa Firearms

di Paolo Tagini
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Nella Milano dei primi anni ‘70 Massimo Mencarelli e una piccola equipe di meccanici e ingeneri appassionati di tiro a segno progettò una nuova pistola semiautomatica in calibro .22 Long Rifle destinata al tiro agonistico. Nacque così la FAS (Fabbrica Armi Sportive) che iniziò a produrre una gamma di pistole da competizione e training che da subito conquistò gli atleti di tutto il mondo perché si distingueva, grazie alle innovative caratteristiche meccaniche ed ergonomiche, dai prodotti fino allora visti sul mercato. La FAS è stata per quarant’anni un punto di riferimento per il mercato sportivo e per molti atleti che, grazie ad essa, hanno potuto raggiungere punteggi storici, in certi casi tuttora imbattuti.

continua la lettura a pag. 38 N. 29/2014

A Est qualcosa di nuovo

Nella Mitteleuropa si sono sviluppate alcune delle più importanti scuole armiere e per fortuna la tradizione non si è persa: dalla Slovacchia la giovane ditta Grand Power ci dimostra quali livelli di eccellenza è in grado di raggiungere con il suo nuovo modello di punta, l'X-Calibur calibro 9x21, dedicato al tiro sportivo

di Paolo Tagini
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La ditta slovacca Grand Power è ubicata a Slovenská Ľupča, non lontano da Banská Bystrica; è una fabbrica moderna che impiega 40 persone fondata da Jaroslav Kuracina, che ereditò la passione per le armi dal nonno, partigiano durante la Seconda guerra mondiale ma anche grande cacciatore che portava il nipotino a sparare sui campi di tiro. Jaroslav disegnò la sua prima arma da ragazzo e proseguì in questa attività di progettazione anche durante la scuola militare, ma non fu preso molto sul serio dai suoi commilitoni e dai superiori. Jaroslav naturalmente non si scoraggiò: nel 1994 prese forma il suo primo progetto completo, che fece brevettare nel 1996, e nel 1997 riuscì a farsi costruire il primo prototipo funzionante (marchiato Q2000, numero di matricola E001) dalla Kinex Grand. Purtroppo questa ditta navigava in cattive acque e la sua attività era piuttosto precaria. Ancora una volta Jaroslav Kuracina non si scoraggiò e si rivolse ad altri costruttori di armi della zona, che inevitabilmente gli rispondevano: quello che non facciamo noi, non va bene.

continua la lettura a pag. 22 N. 29/2014


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