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Legge e normative

Riabilitazione e porto d'armi, atto terzo

Dopo due precedenti circolari, il Ministero dell'Interno ritorna sull'annoso argomento del rilascio dei titoli di polizia a chi ha riportato in passato condanne concentrandosi sulle “problematiche applicative”...

Ministero dell'Interno – Circolare n. 557/PAS/U/012843/10100.A(1) del 31 agosto 2017
Oggetto: Motivi ostativi al rilascio ed obbligo di revoca della licenza di porto d’armi ex art. 43 T.U.L.P.S. – Problematiche applicative.
Seguito:
a) 557/LEG/225.00/3826 del 28.11.14;
b) 557/LEG/225.000 del 02.08.16.

1. Premessa.
Come è noto, gli ultimi anni hanno fatto registrare posizioni di segno diverso dei Giudici Amministrativi relativamente all’interpretazione delle previsioni degli artt. 11 e 43 TULPS, il cui combinato disposto definisce la “rosa” dei requisiti morali richiesti per il rilascio e il rinnovo della licenza di porto d’armi.
Il “conflitto” giurisprudenziale può dirsi ormai risolto, grazie ad una serie di pronunce, anche di natura consultiva, con le quali il Consiglio di Stato, tra il 2014 e il 2016, ha operato una complessiva ricostruzione della disciplina della materia, individuando anche le soluzioni, con le quali essa deve essere declinata in concreto al fine di “compatibilizzarla” con altri istituti desumibili dal “sistema penale”.
I risultati dell’elaborazione compiuta dal Supremo Organo di Giustizia Amministrativa sono stati già portati a conoscenza nelle circolari indicate a seguito, con le quali sono state fornite anche i conseguenti orientamenti per l’esercizio delle funzioni di amministrazione attiva.
Nondimeno, in sede di applicazione concreta di tali indirizzi sono state rilevate alcune incertezze applicative.
In considerazione di ciò e tenuto conto del fatto che la questione continua a formare oggetto di consistente contenzioso, si ritiene opportuno tornare sulla tematica, per sottolineare gli snodi logici della disciplina applicabile, e richiamare l’attenzione sulle soluzioni da applicarsi in alcune particolari fattispecie.
2. I termini della questione.
La questione scaturisce dalla diversa considerazione che i citati artt. 11 e 43 del TULPS attribuiscono alla sentenza di riabilitazione ex art. 178 c.p. dalle sentenze di condanna per i reati da essi contemplati.
L’art. 11 – che definisce in via generale i requisiti morali richiesti per il conseguimento delle licenze di polizia – consente, in presenza degli altri presupposti, di rilasciare la licenza di polizia anche ai soggetti che abbiano riportato condanna non superiore a tre anni di reclusione, per delitti non colposi, qualora sia intervenuta la sentenza di riabilitazione.
In tema di rilascio del porto d’armi, il “catalogo” delle situazioni automaticamente ostative è ampliato dall’art. 43 TULPS, che, al primo comma, proibisce la concessione della licenza nei confronti dei soggetti condannati per alcune tipologie di delitti di particolare “allarme sociale” o comunque riguardanti alcuni “beni giuridici” considerati di massimo rilievo per l’ordinamento.
In questo caso, la norma non fa alcuna menzione degli effetti che la sopravvenuta sentenza di riabilitazione produce ai fini delle determinazioni che le Autorità provinciali di p.s. sono chiamate ad assumere.
Da questa differente impostazione delle disposizioni sopra ricordate, è sorto il “contrasto” giurisprudenziale di cui si è fatto cenno in esordio e che ha visto i Giudici Amministrativi schierarsi su due distinte interpretazioni.

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Due disegni di legge per il futuro delle guardie giurate



Possibili novità per il futuro delle guardie giurate italiane potrebbero interessare il settore della vigilanza privata, leggo infatti sul sito www.snewsonline.com che Il Senatore Mario Mauro, sostenuto dall’ASSIV (l'Associazione Italiana Vigilanza e Servizi Fiduciari), ha presentato il 20 giugno 2017 due disegni di legge contenenti disposizioni in merito all’impiego delle Guardie Giurate all’estero e alla close protection in Italia.
ASSIV sottolinea che attualmente nell’ordinamento italiano è assente una normativa specifica sull’impiego all’estero delle guardie giurate con l’unica parziale eccezione, recentemente prevista dalla legislazione italiana, data dal servizio di antipirateria marittima, svolto da Istituti di Vigilanza autorizzati. Stesso discorso per quanto riguarda la sicurezza alla persona, anche qui non ci sono normative dedicate differenziando cosi l’Italia dal resto dei Paesi europei che prevedono il servizio di sicurezza alla persona fra quelli abitualmente erogati dalle aziende che forniscono servizi di sicurezza”.
“Dopo la definizione del nuovo quadro normativo di settore, che ha fissato i parametri minimi di qualità e il sistema di certificazione degli istituti di vigilanza – evidenzia Maria Cristina Urbano, Presidente ASSIV – ora il settore è pronto per essere impiegato, in una logica di sicurezza complementare e sussidiaria, su ambiti nuovi, e le iniziative legislative del Sen. Mario Mauro vanno verso questa direzione.”

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Rottamazione senza contributi

Pubblichiamo il testo integrale della circolare del ministero dell'Interno relativa alle modalità di rottamazione delle armi che, a seguito della revisione straordinaria delle denunce di possesso iniziata nel 2013, giacciono presso stazioni dei Carabinieri e commissariati

Circolare 557/PAS/U/006144/10100(28) del 20/04/2017 – Procedura per la rottamazione delle armi e/o parti di esse spontaneamente versate dai legittimi detentori.
Come è noto, le modifiche legislative riguardanti la disciplina delle armi, con le quali, fra l’altro, è stato introdotto, nei confronti dei meri detentori di armi, l’obbligo della presentazione del certificato medico attestante l’idoneità psico-fisica prevista all’art. 35, comma settimo, del T.U.L.P.S., hanno indotto numerosi cittadini a consegnare le armi e/o parti di esse legittimamente detenute, manifestando la volontà di disfarsene, presso gli Uffici di Polizia i Comandi e le Stazioni Carabinieri competenti per territorio.
A seguito di tale spontaneo versamento, dai predetti Uffici, è stata attivata l’ordinaria procedura volta alla rottamazione delle armi e/o parti di esse presso le competenti Direzioni di Artiglieria (CERIMANT-SERIMANT).
Da parte di codesti Uffici è stata segnalata una “congestione” degli spazi nelle armerie che sta creando notevoli problematiche tecnico-logistiche e, sotto il profilo della sicurezza, criticità per la tenuta in custodia delle armi versate.
In ordine alle segnalate criticità, attese le connotazioni di eccezionalità ed i contingenti profili di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica, è stato avviato un Tavolo di confronto Interministeriale (Ministero dell’Interno, Ministero della Difesa-Stato Maggiore dell’Esercito, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ed il Banco Nazionale di Prova), al fine di esaminare compiutamente la problematica ed individuare procedure alternative o congiunte a quelle in essere.

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La direttiva europea 2017 sulle armi


Caos comunitario

È ormai in dirittura d’arrivo la nuova direttiva europea sulle armi da fuoco, di cui si è tanto parlato da poco più di un anno a questa parte. Il testo è ormai definitivo e si aspetta solo la sua formale promulgazione


di Biagio Mazzeo
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Come già avvenuto nel 2008, non si tratta di una direttiva completamente nuova ma di un provvedimento che aggiunge alcuni articoli per modificare o integrare la direttiva originaria del 1991. Si dovrà, quindi, studiare approfonditamente la direttiva nel testo coordinato, comprensivo delle disposizioni originarie, integrato da aggiunte e modifiche. Non è semplice ricostruire in tutti i dettagli quali potranno essere gli effetti delle nuove disposizioni europee ma è già possibile tratteggiare gli aspetti che maggiormente interessano i lettori detentori di armi, collezionisti, cacciatori o tiratori. Per questa ragione, ci limitiamo ora alle principali novità, riservandoci un’analisi più approfondita in un secondo momento.

COS’È UNA DIRETTIVA COMUNITARIA
Ci pare necessario, anzitutto, rammentare ai lettori cosa sia una direttiva europea. Non si tratta, in realtà, di un provvedimento d’immediata applicazione (quindi non esiste l’immediato obbligo di osservarla per i cittadini dell’Unione) ma di una legge che si rivolge direttamente agli Stati membri, come l’Italia, che devono farne propri i precetti, emanando disposizioni di recepimento e di attuazione.
Pertanto, fino a quando il Parlamento italiano – per quanto ci riguarda – non avrà emanato una legge che la recepisca, la direttiva europea non produrrà alcun effetto ma continueranno ad applicarsi le disposizioni attualmente vigenti.

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Scomode verità

La perizia balistica nelle indagini preliminari e nel processo penale


Purtroppo la perizia balistica sembra spesso la cenerentola tra le attività tecniche che si svolgono nel processo penale, dato che molti giudici e avvocati ne trascurano o ne sottovalutano l'importanza

di Biagio Mazzeo

Una delle ragioni della sottovalutazione della perizia balistica è rappresentata dall’erronea opinione secondo cui gli organi di polizia giudiziaria o delle forze armate (non parliamo dei reparti tecnici specializzati) abbiano tutti, in quanto tali, un’adeguata competenza in materia di armi e di balistica e che, quindi, per le valutazioni tecniche in materia di armi sia sufficiente basarsi sulle informazioni contenute nelle comunicazioni di reato. Si tratta con ogni evidenza di un pregiudizio, per giunta errato, almeno nella maggior parte dei casi! Basterebbe pensare che gli appartenenti alla polizia giudiziaria debbono certamente conoscere la legge ma anche avere rudimenti di pronto soccorso, conoscere anche il funzionamento di apparecchiature elettroniche; non per questo possono essere considerati esperti di diritto, di medicina o di informatica. Ovviamente, quanto precede non vale per i tecnici, appartenenti agli organi di polizia, che hanno conseguito un'adeguata formazione specifica nel campo balistico (RIS, Polizia Scientifica).
Nella mia personale esperienza di magistrato, mi è capitato di leggere un rapporto dei carabinieri in cui veniva descritta una cartuccia, della quale venivano indicate esclusivamente le misure, per poi concludere, come conseguenza automatica della misurazione, che doveva trattarsi di munizione da guerra.
Purtroppo, molte ingiustizie vengono involontariamente perpetrate da zelanti e scarsamente competenti operatori di polizia giudiziaria i quali, senza averne alcun titolo, si arrogano il diritto di identificare e qualificare manufatti da loro rinvenuti o sequestrati, sia che si tratti di armi, di parti di armi, di munizioni, di armi da guerra (vere o presunte), senza valutare in modo adeguato lo stato di efficienza di tali manufatti e se realmente essi possono essere qualificati nel modo da loro superficialmente affermato.
Nella pratica giudiziaria succede spesso che vengano contestati reati del tutto inesistenti in concreto; ad esempio, è molto frequente che venga contestato il reato di detenzione di arma clandestina, in relazione ad armi effettivamente prive del numero di matricola ma senza considerare che, in base alla legge n. 110/1975, la presenza della matricola è richiesta solo per le armi prodotte successivamente al 1920, sicché quelle prodotte prima di quella data (anche se troppo “recenti” per essere considerate antiche) possono legittimamente essere prive del numero di matricola, senza che questo determini a carico del detentore alcuna ipotesi di reato.
Potrei fare molti altri esempi. Spesso capita che vengano qualificate come armi manufatti del tutto inidonei e inefficienti (come vecchi revolver totalmente arrugginiti e assolutamente non riparabili). È altresì molto frequente il rinvenimento e il sequestro di armi giocattolo o armi a salve, prive del tappo rosso prescritto dalla legge, senza però accertare se si tratta di uno strumento modificato e quindi trasformato in arma comune, cosa che avviene con maggiore frequenza di quanto non si creda (in questo caso, è il detentore a giovarsi della superficialità degli operatori di polizia).

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