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Legge e normative

Scomode verità

La perizia balistica nelle indagini preliminari e nel processo penale


Purtroppo la perizia balistica sembra spesso la cenerentola tra le attività tecniche che si svolgono nel processo penale, dato che molti giudici e avvocati ne trascurano o ne sottovalutano l'importanza

di Biagio Mazzeo

Una delle ragioni della sottovalutazione della perizia balistica è rappresentata dall’erronea opinione secondo cui gli organi di polizia giudiziaria o delle forze armate (non parliamo dei reparti tecnici specializzati) abbiano tutti, in quanto tali, un’adeguata competenza in materia di armi e di balistica e che, quindi, per le valutazioni tecniche in materia di armi sia sufficiente basarsi sulle informazioni contenute nelle comunicazioni di reato. Si tratta con ogni evidenza di un pregiudizio, per giunta errato, almeno nella maggior parte dei casi! Basterebbe pensare che gli appartenenti alla polizia giudiziaria debbono certamente conoscere la legge ma anche avere rudimenti di pronto soccorso, conoscere anche il funzionamento di apparecchiature elettroniche; non per questo possono essere considerati esperti di diritto, di medicina o di informatica. Ovviamente, quanto precede non vale per i tecnici, appartenenti agli organi di polizia, che hanno conseguito un'adeguata formazione specifica nel campo balistico (RIS, Polizia Scientifica).
Nella mia personale esperienza di magistrato, mi è capitato di leggere un rapporto dei carabinieri in cui veniva descritta una cartuccia, della quale venivano indicate esclusivamente le misure, per poi concludere, come conseguenza automatica della misurazione, che doveva trattarsi di munizione da guerra.
Purtroppo, molte ingiustizie vengono involontariamente perpetrate da zelanti e scarsamente competenti operatori di polizia giudiziaria i quali, senza averne alcun titolo, si arrogano il diritto di identificare e qualificare manufatti da loro rinvenuti o sequestrati, sia che si tratti di armi, di parti di armi, di munizioni, di armi da guerra (vere o presunte), senza valutare in modo adeguato lo stato di efficienza di tali manufatti e se realmente essi possono essere qualificati nel modo da loro superficialmente affermato.
Nella pratica giudiziaria succede spesso che vengano contestati reati del tutto inesistenti in concreto; ad esempio, è molto frequente che venga contestato il reato di detenzione di arma clandestina, in relazione ad armi effettivamente prive del numero di matricola ma senza considerare che, in base alla legge n. 110/1975, la presenza della matricola è richiesta solo per le armi prodotte successivamente al 1920, sicché quelle prodotte prima di quella data (anche se troppo “recenti” per essere considerate antiche) possono legittimamente essere prive del numero di matricola, senza che questo determini a carico del detentore alcuna ipotesi di reato.
Potrei fare molti altri esempi. Spesso capita che vengano qualificate come armi manufatti del tutto inidonei e inefficienti (come vecchi revolver totalmente arrugginiti e assolutamente non riparabili). È altresì molto frequente il rinvenimento e il sequestro di armi giocattolo o armi a salve, prive del tappo rosso prescritto dalla legge, senza però accertare se si tratta di uno strumento modificato e quindi trasformato in arma comune, cosa che avviene con maggiore frequenza di quanto non si creda (in questo caso, è il detentore a giovarsi della superficialità degli operatori di polizia).

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Un anno di assalti

Un 2016 da non dimenticare per gli operatori del trasporto valori, da Nord a Sud e isole comprese possiamo contare ben 40 assalti a portavalori. Un numero considerevole che comprende assalti falliti, assalti a furgoni singoli, ad equipaggi con due furgoni o a singole guardie giurate impegnate quotidianamente con il trasporto di denaro. Ricordo ai lettori che la normativa vigente prevede il trasporto fino a centomila euro con una sola guardia giurata purché abbia una macchina dotata di GPS e radiotrasmittente.
Torniamo ai nostri numeri del 2016, numeri riferiti agli episodi di cronaca di cui hanno parlato i giornali e per i quali ho potuto prendere visione, seguendo quotidianamente la cronaca del settore a livello nazionale.
A gennaio e febbraio 2016 abbiamo cinque assalti per mese, tra cui due falliti e tre con colleghi feriti, segue marzo con un solo assalto ma dal valore ingente: i giornali parlano di oltre cinquecentomila euro.
Aprile è segnato con quattro assalti e in uno dei quali viene ferita una guardia giurata, seguono maggio e giugno con tre assalti ciascuno, di cui ricordiamo quello del 2 giugno 2016 a Teramo in A14 che ha visto ferite 4 guardie giurate in seguito al ribaltamento del furgone portavalori ad opera dei malviventi, seguito poi da un conflitto a fuoco.
L’estate porta un po’ di calma, così abbiamo luglio segnato solo da due assalti di cui uno è un vero e proprio furto perché vede la scomparsa del furgone, della guardia giurata e di 4 milioni di oro. Solo dopo alcuni giorni si avranno notizie della guardia giurata che sì costituirà ma dell’oro non si ha nessuna notizia; al momento è ancora in corso il processo.
Agosto è segnato da un solo assalto, settembre invece da due assalti nello stesso giorno, ottobre riprende la media degli assalti con ben quattro, tutti a buon fine e alcuni colleghi feriti.

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Gli effetti della riabilitazione

Le licenze di porto d'armi in presenza di determinate condanne

Si è molto parlato ultimamente dell'argomento oggetto di questo articolo, soprattutto perché il Ministero dell'Interno ha diramato una circolare nella quale ha ribadito l'interpretazione più restrittiva

di Biagio Mazzeo
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Com'è noto, la facoltà di andare armati è subordinata al possesso di apposita licenza, il cui rilascio non è atto dovuto dell'amministrazione pubblica ma è espressione di un potere discrezionale. Prima ancora di tale potere discrezionale (che si basa su una serie di valutazioni circa l’affidabilità del richiedente), la legge stessa pone limiti ostativi, che si risolvono nel divieto di rilasciare qualsiasi licenza di porto d'armi in presenza di condanne, per determinati reati, emesse dal giudice penale a carico del richiedente.
Le disposizioni da prendere in considerazione ai nostri fini sono due: gli articoli 11 e 43 del regio decreto n. 773/1931 – Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS).
Il primo dei due articoli citati si riferisce in generale alle "autorizzazioni di polizia", anche ma non solo, quindi, alle licenze di porto d'armi. Il secondo è invece specifico per le sole licenze di porto d'armi.

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Il manganello per le guardie giurate

Ha destato scalpore nel mondo della vigilanza privata una sentenza dello scorso settembre con la quale, per la Cassazione, l’impegno lavorativo escluderebbe il reato di porto del manganello. Nel dettaglio, con sentenza del 7 settembre 2016, n. 37181, la Corte di Cassazione, sez. I Penale, ha affermato la legittimità del porto di un manganello estensibile in metallo lungo 65 cm da parte di una guardia giurata, in quanto l’arma in questione è “corredo” della divisa d’ordinanza fornita dalla società di servizi di sicurezza privata di cui la stessa era dipendente.
In primo grado, al contrario, il Tribunale aveva condannato la guardia giurata per il porto del manganello (nello specifico, la guardia, che indossava l’uniforme di servizio, era stata fermata a bordo di un motociclo per un controllo di routine), trattandosi di un’arma che, per le circostanze di tempo e di luogo, era da considerarsi utilizzabile per l’offesa alla persona.
In base all’art. 4, comma 1, della legge n. 110 del 18 aprile 1975, infatti, tra le armi di cui è vietato il porto – salvo le autorizzazioni concesse, ai sensi dell’art. 42 del TULPS, dal Prefetto e dal Questore – fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, in quanto oggetto atto ad offendere, rientra anche il manganello, o sfollagente.
Però, in sede di ricorso in Cassazione, i giudici hanno accolto la tesi difensiva, secondo la quale il porto del manganello era giustificato in quanto fornito al ricorrente dalla società di vigilanza privata di cui era dipendente, società della quale, al momento del controllo, lo stesso indossava l'uniforme tipica del personale che si occupa di sicurezza negli esercizi commerciali, con il manganello agganciato al cinturone.
Tali motivazioni hanno indotto la Corte ad annullare la sentenza di primo grado, ritenendo l’impegno lavorativo addotto dall’imputato come giustificazione al porto del manganello – e la circostanza che lo stesso indossasse l’uniforme di servizio – sufficienti ad escludere l’illiceità del fatto, che pertanto non costituiva reato.
Sono doverose per voi lettori alcune precisazioni: in primis non si trattava di una guardia particolare giurata bensì di personale non armato in servizio presso i centri commerciali e, aldilà di quanto espresso nella sentenza della Corte di Cassazione, il manganello è a tutti gli effetti un’arma propria e, in quanto tale, il porto ne è assolutamente vietato, salvo espresse autorizzazioni. A proposito di autorizzazioni, non è prassi per i Prefetti concederle in relazione a tali strumenti: basti pensare che neppure ai vigili urbani è permesso utilizzare il manganello.
Si ricorda infine che il manganello è considerato uno strumento a supporto dell’esercizio di funzioni di ordine pubblico: funzioni che, come è ben noto, le guardie giurate non possono esercitare.
Ad oggi non ho visto e non sono a conoscenza di Istituti di Vigilanza che prevedano il manganello a corredo della divisa come disposizione aziendale; sicuramente ci sono colleghi sparsi sul territorio nazionale che in servizio portano occultato tale oggetto per un eventuale difesa personale e ai quali gli auguro di non doverlo mai usare perché andrebbero sicuramente incontro a qualche problema.
Vi aspetto sul prossimo numero di ARMI & BALISTICA e online sul sito www.guardieinformate.net. Per qualsiasi informazione contattatemi via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .




Nuove leggi e buon senso


Terrorismo, armi, sicurezza

di Biagio Mazzeo
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Tutti gli argomenti più spinosi che riguardano le armi richiederebbero un intervento da parte de legislatore che, al contrario, pare non volersi rendere conto della pericolosa deriva che ci attende se le cose non cambieranno

Ci siamo già occupati della proposta di direttiva europea sulle armi da fuoco sul numero 55 di A&B, che ha trovato la giustificazione (sarebbe forse meglio dire "il pretesto") dai gravi fatti di terrorismo islamico occorsi a Parigi e a Bruxelles nel corso del 2015 e del 2016.
L'idea, molto naïf, dei promotori della proposta e di coloro che la sostengono sarebbe quella di limitare l'accesso ad armi micidiali da parte di terroristi, adottando norme draconiane a carico di cacciatori, collezionisti, tiratori sportivi e anche nei confronti di coloro che si servono di armi a salve per eventi commemorativi (proprio così!). Addirittura, i collezionisti di armi vengono indicati nella relazione illustrativa come possibile fonte di approvvigionamento di armi da parte dei terroristi!
L'attentato di Nizza dello scorso luglio, compiuto da un uomo solo alla guida di un grosso autocarro che ha ucciso quasi novanta persone, ferendone altrettante, ha dimostrato – se ce ne fosse stato bisogno! – che il problema non sono le armi ma i terroristi.
Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: chi scrive non crede affatto che bisogni consentire la diffusione indiscriminata di armi da fuoco. È giusto che l'acquisto, la detenzione e il porto di armi siano sottoposti a controlli, per verificare che la persona richiedente non abbia precedenti penali o turbe psichiche (nei limiti in cui è possibile accertarlo). Ma è assurdo pensare di migliorare la situazione della sicurezza in Europa con ulteriori restrizioni in materia di detenzione legale di armi, senza nulla – ma proprio nulla – fare contro la circolazione illegale di armi. D'altra parte, recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che il terrorista non ha bisogno di armi da fuoco per uccidere: può servirsi, infatti, di autoveicoli, di armi bianche, di strumenti da punta e da taglio (coltelli, asce, machete) che chiunque può acquistare senza formalità e senza controlli di sorta. Il prossimo passo sarà quello di sottoporre a controllo i negozi di casalinghi e ferramenta per evitare che i terroristi possano rifornirsi di coltelli, asce e roncole?

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